sabato 7 febbraio 2026

Esce il mio "Piccolo prontuario del vecchio West - Volume 2" + riedizione del "Piccolo prontuario del vecchio West"!


Carissimi amici e lettori, della Frontiera e non, quest’anno si parte col botto! Con grandissimo piacere vi comunico che ho appena pubblicato il mio nuovo lavoro: il Piccolo prontuario del vecchio West – Volume 2! Ma non si tratta solo di questo! A rendere “speciale” questa nuova uscita è la contemporanea riedizione del primo Piccolo prontuario del vecchio West! Infatti il secondo volume, oltre ad essere naturalmente nato in conseguenza del primo, ha visto una rivisitazione grafica che però non coincideva con il suo predecessore, che quindi ha anch’esso subito un restyling – non solo grafico – in modo da uniformare entrambi e al contempo calarli in una collana vera e propria chiamata proprio “Prontuari del vecchio West”.

Il secondo volume, quindi, è impostato com’era impostato il primo e ora entrambi cambiano formato (più grande) e grafica interna (più ariosa). Il volume 2, inoltre, contiene più “pepite” (120 in totale), una sezione con le mappe di tre grandi eventi della storia del West e un’appendice con un elenco di più di 1600 nomi e cognomi, femminili e maschili, anglosassoni e messicani, come aiuto nella creazione di personaggi western; la riedizione del primo volume, invece, esce in versione riadattata, ampliata in alcuni punti, illustrata con 36 nuove immagini e corredata di una sezione con 12 mappe.

Insomma… tanta carne al fuoco per gli appassionati, che potranno così avere a portata di mano un’altra cassetta di consultazione, sia che vogliano scrivere una storia sia che vogliano semplicemente saperne di più su come si viveva nel vecchio West.

Entrambi i libri sono esclusivamente disponibili in cartaceo su Amazon ai seguenti link:

Piccolo prontuario del vecchio West – Volume 1: https://www.amazon.it/dp/B0GLM5VVV5

Piccolo prontuario del vecchio West – Volume 2: https://www.amazon.it/dp/B0GLNRW48J

Spero di aver fatto un buon lavoro anche questa volta, e non dimenticate che sempre su Amazon ci sono altri miei due libri che non aspettano altro che far parte della vostra libreria!

Un carissimo saluto e un grazie a tutti quelli che mi daranno fiducia, e non dimenticate che per qualsiasi questione western potete contattarmi senza esitazione, sia sui social che per email.

- Mario






giovedì 7 agosto 2025

The Unholy Trinity (2024) [recensione]

È sempre una soddisfazione quando si scoprono dei buoni western al giorno d’oggi. In realtà ero partito positivamente prevenuto, perché con due mostri sacri come Pierce Brosnan e Samuel L. Jackson era praticamente impossibile che sarebbe venuto fuori un brutto film. Certo, qui non si sta parlando di Horizon di Kevin Costner, ma di un onesto e molto più modesto film, che sembra quasi un prodotto più da tv che da cinema. The Unholy Trinity narra la storia di un giovanotto che vuole vendicare la morte del padre uccidendo lo sceriffo di Trinity, solo che quest’ultimo è cambiato e il ragazzo viene quasi forzato dagli eventi e da altri personaggi a scoprire la verità sul conto del padre.
C’è quindi un intreccio che cerca di staccarsi dai soliti clichè del genere unendo un po’ di cose come una caccia all’oro, tradimenti, un sottofondo da giallo, e piccoli misteri familiari; ci sono personaggi un po’ da riempitivo (per esempio Q’orianka Kilcher nei panni di un’indiana Blackfoot) e altri con un po’ più di spessore, tra i quali ovviamente spicca Pierce Brosnan nei panni di uno sceriffo misurato e onesto (Brosnan col tempo è diventato una faccia da western perfetta ed è un immenso peccato che da quel capolavoro in poi di Caccia spietata abbia fatto solo quest’altro western – non contiamo la serie tv “The Son”), mentre Jackson mi è parso leggermente in ombra e poco ispirato nei panni di uno spietato ma, all’inizio, ambiguo ex schiavo; invece poco o nulla sembra essere d’interesse per quello che dovrebbe essere il protagonista, cioè il ragazzo (Brandon Lessard), che si muove più spaesato che altro in mezzo a gente di cui non sa se fidarsi o meno.
Visivamente The Unholy Trinity è un bellissimo western, che si muove tra il paesino e gli splendidi panorami – anche innevati – del Montana. Ha belle scene d’azione, con spari veri, bei costumi e una limpida fotografia. Non è un film perfetto, non è neanche ottimo a dire la verità, ma è un western onestissimo, movimentato, non annoia e non fa sbadigliare (e di sti tempi è tutto grasso che cola), non infastidisce cercando di fare il passo più lungo della gamba ma anzi si mantiene su una linea tra il classico nella regia e la ricerca di un po’ di originalità nella trama. Si potevano sfruttare meglio Brosnan e Jackson? Sicuramente sì, ma ormai in un western, se non sei Kevin Costner, mi sa che puoi fare poco per alzare l’asticella (e non so se è un male, perché molto spesso a provare a fare i fenomeni – e non mi riferisco a Costner, anzi non sto nella pelle per vedere i seguiti di Horizon – ne viene fuori una ciofeca, per esempio quell’oscenità con Nicolas Cage, Heather Graham e Stephen Dorff…) e quindi ci si deve accontentare. Ma quasi sempre Brosnan è una garanzia di qualità.

giovedì 6 marzo 2025

Il "Dizionario essenziale del vecchio West" è il mio nuovo libro!


Carissimi amici e lettori della Frontiera, sono felice di segnalarvi l’uscita freschissima del mio nuovo libro! A questo giro si tratta di un lavoro ancora più da consultazione dei precedenti (Piccolo prontuario del vecchio West e Piccolo catalogo illustrato delle armi del West), perché parliamo del Dizionario essenziale del vecchio West.

Partendo dal nucleo presente nel Piccolo prontuario, forte di un paio di centinaia di voci, ho capito che poteva venirne fuori un’opera più ampia e approfondita, perfetta per un agile dizionarietto, e quindi ho ampliato alcune delle voci già disponibili e ne ho aggiunte più di 500 nuove, arrivando ad un totale di più di 700 lemmi: un risultato che, diciamolo pure, non si è mai visto nel panorama italiano, anche perché il Dizionario essenziale del vecchio West non è affatto un dizionario di storia bensì un dizionario “culturale”, “popolare”, dove le voci al suo interno dipingono il quadro della vita nel West, di quello che succedeva dietro la tela principale dei fatti storici. Quindi qui dentro potrete trovarci la definizione di contromarchio, potrete scoprire cos’era una culla, e potrete scendere in Messico a sentire (e capire) parole come escopeta, pelado o ley de fuga. Perché proprio quest’ultimo argomento è quello che forse ho sviscerato di più, inserendo centinaia di voci spagnole che si usavano correntemente nel Sudovest e spesso anche un po’ più in generale nel West.

Mi sono divertito molto a compilarlo e ho pensato che potesse essere utile per tutti gli appassionati e i curiosi, specialmente per quelli che hanno più interesse a scoprire quali elementi concreti e pratici si unirono per formare le fondamenta su cui si è sviluppata la storia della conquista del West americano.

Naturalmente anche questo Dizionario essenziale del vecchio West lo trovate solo su Amazon e solo in cartaceo.

Spero che continuerete a darmi la fiducia che mi avete sempre dimostrato e più di tutto spero di non deludervi.

Buon acquisto e buona lettura!

Link al libro su Amazon.it: https://www.amazon.it/gp/product/B0DZ62J6FL  

Link al libro su Amazon.com dove potete visualizzare l'anteprima, leggere l'introduzione e le prime due o tre pagine: https://www.amazon.com/dp/B0DZ62J6FL

domenica 2 marzo 2025

"Oltre il confine": la piccola cine-antologia di racconti western di Emiliano Ferrera

Emiliano Ferrera
non molla il western. Il regista e attore di altri film che ho segnalato in passato, tra cui per esempio Inferno bianco, Se il mondo intorno crepa, Oro e piombo, sbarca su Amazon Prime con la sua ultima fatica: Oltre il confine. Un film western composto da due episodi distinti, “Black Town” e “Appuntamento a White Buffalo”, che segna ancora di più la maturità artistica di questo regista (che tra l’altro è anche soggettista e sceneggiatore): affidandosi ad un canovaccio dove le donne giocano un ruolo importante ma senza cadere neanche per sbaglio nell’irritante e delirante moda della presunzione femminista che negli ultimi anni sta divorando il cinema ovunque (e questo ci tengo a sottolinearlo, perché non se ne può più), e allo stesso tempo schiacciando – com’è naturale – l’occhio ai classici (anche spaghetti), Ferrera dipana due vicende separate in un West ricostruito alla perfezione e fotografato altrettanto magnificamente sugli splendidi paesaggi nostrani di Camerata Nuova, Campo Secco e Campo Imperatore.

In “Black Town” Ferrera è Nessuno, un soldato con il compito di riportare indietro la nipote del suo superiore che è tenuta prigioniera da una “strega” (Yasmin Pucci) in una desolata cittadina soverchiata dai soldati confederati. In questo episodio, ambientato due mesi dopo la fine della Guerra Civile, c’è un che di horror ma purtroppo non adeguatamente sfruttato (e forse non era nemmeno intenzione del regista) però le dinamiche di fondo dei personaggi sono interessanti, sebbene – a mio gusto e opinione – sia il più debole del film.

“Sfida a White Buffalo”, invece, ritengo sia un vero gioiellino: oltre ad avere Stefano Jacurti protagonista (ah, che piacere rivederlo nei suoi ruoli western!) insieme allo stesso Ferrera (quasi irriconoscibile, coi baffi, nel ruolo del capobanda Jim Levy), c’è la storia di una caccia all’uomo in un Wyoming splendidamente ricreato e quasi tutta girata in esterni, con un’atmosfera incredibile data dall’onnipresente nebbia, dai cupi valloni, dai boschi pericolosi da attraversare, in un misto di colori e… temperature (anche se non si sentono effettivamente, com’è ovvio) autunnali-invernali che personalmente mi mettono addosso “la scimmia” come si suol dire… Alla fine a White Buffalo (che si trova “su quella collina”) convergono lo sceriffo quasi in pensione Bat Mallory (un cognome che ormai è parte indelebile dell’atmosfera jacurtiana), la sua aiutante Libby Thompson e Jim Levy reduce dalla rapina alla banca di Little Horse… il tutto per una resa dei conti. In questo racconto, oltre ai dettagli già citati, spicca effettivamente l’interpretazione di Giulia Morgani, naturale e credibile, finanche “bipolare”, che dà il quid femminile anche a questa vicenda. E poi, mi ci risoffermo, la presenza molto più cospicua di Jacurti (che era presente anche nel primo episodio, ma in un ruolo minore) in uno dei ruoli che credo sia uno dei suoi preferiti, ovvero lo sceriffo.

Chi mi conosce sa bene quanto io non abbia la minima stima per il cinema italiano degli ultimi 30 anni (almeno), per tanti motivi che non sto qui ad elencare. L’unica eccezione la faccio per il cinema indipendente che, anche se non è perfetto, almeno nella gran parte dei casi riconosce i suoi limiti e non fa finta di essere quello che non è, gonfiandosi a dismisura di supponenza e autoreferenzialità (ok, adesso avete scoperto almeno un paio dei motivi che non volevo elencare). Emiliano Ferrera e Stefano Jacurti fanno un cinema semplice, chiaro, sia davanti alla macchina da presa (facendo di necessità virtù e sfruttando benissimo i budget che presumo non siano da grandi o medie produzioni) che dietro (niente bullaggini, niente “grandi progetti che so fare solo io”, niente atteggiamento da Oscar, ecc.), e ciò mi pare sia abbastanza evidente. Oltre il confine è prodotto dignitosissimo, ma soprattutto è un prodotto che nasce dal vero amore per il western e che non segue nessuna stupida moda, quale essa sia. Sa sfruttare le location, i costumi, le armi (sebbene, ahimè, gli spari finti o aggiunti in post produzione mi portano ad un accenno di orticaria – ma è una cosa mia), sa offrire buone interpretazioni e – cosa non scontata e molto difficile – sa dare l’atmosfera giusta, quella del West che però non è il West storico, ma che è quello tra lo spaghetti storico e lo spaghetti filtrato (come è giusto che sia) attraverso la sensibilità di Ferrera e il contributo di ottimi maestri come quello di Klaus Veri che ha firmato la colonna sonora. Emiliano Ferrera sta facendo un bellissimo percorso in un genere bistrattato, morto, sepolto, e su cui banchettano gli avvoltoi. Cosa più importante, sa benissimo dove mettere le mani ed è lontanissimo da quell'atteggiamento, troppo comune nel cinema italiano, di voler fare il passo più lungo della gamba senza averne le capacità, le conoscenze e la sensibilità. E se, alla luce di tutto ciò, quella di Ferrera non è passione sana, passione che porta a risultati molto soddisfacenti, cos’è?

Un applauso a tutti quelli che hanno reso possibile Oltre il confine.