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giovedì 6 dicembre 2012

Il destino attende a Canyon Apache: recensione

di Mario Raciti

Sembra davvero un periodo proficuo, il recente, per il western scritto dagli italiani: dopo i libri di Jacurti, Rizzi, Nelli, Boselli con il romanzo su Tex Willer, Portiero, Giugno, Tomassini, Barbieri, ecco un altro passo nel genere, con un romanzo scritto a quattro mani da Laura Costantini e Loredana Falcone: Il destino attende a Canyon Apache (segnalazione e scheda).

La storia è incentrata sulle avventure di Kerry Roderyck, una ragazza figlia di ricchi proprietari terrieri che la guerra civile ha ridotto sul lastrico, oltrechè morti. La ragazza si sposta nel West per sposarsi con un uomo che odia, un tenente dell'esercito, ma a poca distanza dalla meta viene rapita dagli indiani apache jicarilla. Da lì parte tutta una serie di episodi che legano la ragazza alle vite e ai destini di altri tre personaggi: Shenandoha, figlia del capo indiano Cervo Nero; Daniel Cassidy, agente indiano; David Pinkerton, spietato cacciatore d'indiani.



Il romanzo è costruito su una trama lineare e diretta, che non lascia nodi o dubbi. I personaggi a tutto tondo hanno uno spessore costruito magistralmente che li rende empatici con il lettore. Le due autrici creano tutta una serie di eventi che li rende dipendenti l'uno dall'altro e che porta spesso alla scelta di una decisione: ma non è sempre così facile. Le vite passate di ognuno di loro, quello che vogliono, il futuro come lo immaginano, tutto serve alla dinamica del racconto: accelera o rallenta, spinge ad agire o a riflettere, insinua i dubbi o chiarisce le incertezze.
Non manca l'azione a supporto della trama, che ingrana a partire dalla seconda metà del romanzo: qui i fatti si susseguono con più ritmo e con qualche sparatoria in più.

Il tema del doppio, forse troppo insistente, è un tocco che rende le vicende ancora più drammatiche, e più dure le scelte dei personaggi: Shenandoha è dibattuta tra le sue due origini - bianca e indiana -, così come Pinkerton; Cassidy lo è sul conciliare le sue due strade, quella per la difesa del proprio paese e quella per la difesa del popolo che rispetta e difende; Kerry si trova ben presto a dover calare un sipario tra il suo passato solitario, il presente irto di dolori e difficoltà e il futuro incerto ma forse non troppo.

C'è anche posto per il tema della purezza, in un certo senso, forse davvero un tasto troppo continuamente battuto: tutto un girare di indecisione per le protagoniste femminili riguardo a chi concedere la loro prima notte e in generale il loro corpo, ma anche per i protagonisti che non vogliono legami duraturi.

Il West delle autrici è un West realistico, duro, a sprazzi però inadatto al romanticismo. Si vede la ricostruzione storica minuziosa, e questo non può che essere un altro punto a favore per il romanzo e le autrici, appassionate lettrici di Tex Willer. Troppo spesso abbiamo visto western la cui ambientazione era relegata a qualche fugace cenno (magari errato) che tra l'altro non influenzava nè la storia nè i personaggi. Nel caso de Il destino attende a Canyon Apache, invece, tutta la vicenda gode e matura su uno strato storico abbastanza robusto, che tra l'altro (ma questo succede - dovrebbe succedere - in tutti i western) rende pericolose le vite dei personaggi e le potrebbe influenzare in maniera significativa. Per dirla in altre parole: quanti degli eventi raccontati sarebbero successi - o sarebbero successi in quel modo - se la vicenda fosse stata ambientata anche solo a New Orleans, o Chicago o Detroit? Per non parlare del periodo storico... e se ci fossimo spostati nel 900 o nell'anno 1000? Queste domande aiuteranno a capire l'influenza del West nell'economia del romanzo in questione, e del romanzo western in generale.

Altro plauso alle autrici va per il loro stile: non duro ma senz'altro non melodrammatico o melenso. Una via di mezzo che però tende più verso la durezza che verso il romanticismo. Frasi corte e dialoghi impeccabili, "mescolanza" riuscita tra detto e non detto, tra azione e pensiero, tra ambientazione ed eventi. Una costruzione precisa su un'ossatura ben bilanciata.

In definitiva, un western che consiglio senz'altro. Se il genere, affrontato dagli scrittori italiani, si mantiene su questi livelli - che vedono anche le grandi opere di autori come Stefano Jacurti e Domenico Rizzi - nessun editore si potrebbe lamentare del fatto che "il genere non vende", perchè prima di tutto sarebbe un delitto lasciare senza pubblicazione gioiellini del genere di Il destino attende a Canyon Apache.

In chiusura, un ennesimo plauso va all'editore Las Vegas che ha deciso di dare fiducia a un romanzo western, quando oggi l'editoria si tiene bene a distanza dal genere.

In quest'ultima riga vorrei ringraziare Carlotta Borasio, impaginatrice e addetta stampa della Las Vegas, che mi ha permesso di conoscere e leggere il romanzo: grazie!

1 commento:

  1. Grazie mille, siamo contentissimi di questa recensione :) E il parere di un esperto ci rende orgogliosi.
    Carlotta

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