Visualizzazione post con etichetta Il West di Stefano Jacurti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Il West di Stefano Jacurti. Mostra tutti i post

domenica 2 marzo 2025

"Oltre il confine": la piccola cine-antologia di racconti western di Emiliano Ferrera

Emiliano Ferrera
non molla il western. Il regista e attore di altri film che ho segnalato in passato, tra cui per esempio Inferno bianco, Se il mondo intorno crepa, Oro e piombo, sbarca su Amazon Prime con la sua ultima fatica: Oltre il confine. Un film western composto da due episodi distinti, “Black Town” e “Appuntamento a White Buffalo”, che segna ancora di più la maturità artistica di questo regista (che tra l’altro è anche soggettista e sceneggiatore): affidandosi ad un canovaccio dove le donne giocano un ruolo importante ma senza cadere neanche per sbaglio nell’irritante e delirante moda della presunzione femminista che negli ultimi anni sta divorando il cinema ovunque (e questo ci tengo a sottolinearlo, perché non se ne può più), e allo stesso tempo schiacciando – com’è naturale – l’occhio ai classici (anche spaghetti), Ferrera dipana due vicende separate in un West ricostruito alla perfezione e fotografato altrettanto magnificamente sugli splendidi paesaggi nostrani di Camerata Nuova, Campo Secco e Campo Imperatore.

In “Black Town” Ferrera è Nessuno, un soldato con il compito di riportare indietro la nipote del suo superiore che è tenuta prigioniera da una “strega” (Yasmin Pucci) in una desolata cittadina soverchiata dai soldati confederati. In questo episodio, ambientato due mesi dopo la fine della Guerra Civile, c’è un che di horror ma purtroppo non adeguatamente sfruttato (e forse non era nemmeno intenzione del regista) però le dinamiche di fondo dei personaggi sono interessanti, sebbene – a mio gusto e opinione – sia il più debole del film.

“Sfida a White Buffalo”, invece, ritengo sia un vero gioiellino: oltre ad avere Stefano Jacurti protagonista (ah, che piacere rivederlo nei suoi ruoli western!) insieme allo stesso Ferrera (quasi irriconoscibile, coi baffi, nel ruolo del capobanda Jim Levy), c’è la storia di una caccia all’uomo in un Wyoming splendidamente ricreato e quasi tutta girata in esterni, con un’atmosfera incredibile data dall’onnipresente nebbia, dai cupi valloni, dai boschi pericolosi da attraversare, in un misto di colori e… temperature (anche se non si sentono effettivamente, com’è ovvio) autunnali-invernali che personalmente mi mettono addosso “la scimmia” come si suol dire… Alla fine a White Buffalo (che si trova “su quella collina”) convergono lo sceriffo quasi in pensione Bat Mallory (un cognome che ormai è parte indelebile dell’atmosfera jacurtiana), la sua aiutante Libby Thompson e Jim Levy reduce dalla rapina alla banca di Little Horse… il tutto per una resa dei conti. In questo racconto, oltre ai dettagli già citati, spicca effettivamente l’interpretazione di Giulia Morgani, naturale e credibile, finanche “bipolare”, che dà il quid femminile anche a questa vicenda. E poi, mi ci risoffermo, la presenza molto più cospicua di Jacurti (che era presente anche nel primo episodio, ma in un ruolo minore) in uno dei ruoli che credo sia uno dei suoi preferiti, ovvero lo sceriffo.

Chi mi conosce sa bene quanto io non abbia la minima stima per il cinema italiano degli ultimi 30 anni (almeno), per tanti motivi che non sto qui ad elencare. L’unica eccezione la faccio per il cinema indipendente che, anche se non è perfetto, almeno nella gran parte dei casi riconosce i suoi limiti e non fa finta di essere quello che non è, gonfiandosi a dismisura di supponenza e autoreferenzialità (ok, adesso avete scoperto almeno un paio dei motivi che non volevo elencare). Emiliano Ferrera e Stefano Jacurti fanno un cinema semplice, chiaro, sia davanti alla macchina da presa (facendo di necessità virtù e sfruttando benissimo i budget che presumo non siano da grandi o medie produzioni) che dietro (niente bullaggini, niente “grandi progetti che so fare solo io”, niente atteggiamento da Oscar, ecc.), e ciò mi pare sia abbastanza evidente. Oltre il confine è prodotto dignitosissimo, ma soprattutto è un prodotto che nasce dal vero amore per il western e che non segue nessuna stupida moda, quale essa sia. Sa sfruttare le location, i costumi, le armi (sebbene, ahimè, gli spari finti o aggiunti in post produzione mi portano ad un accenno di orticaria – ma è una cosa mia), sa offrire buone interpretazioni e – cosa non scontata e molto difficile – sa dare l’atmosfera giusta, quella del West che però non è il West storico, ma che è quello tra lo spaghetti storico e lo spaghetti filtrato (come è giusto che sia) attraverso la sensibilità di Ferrera e il contributo di ottimi maestri come quello di Klaus Veri che ha firmato la colonna sonora. Emiliano Ferrera sta facendo un bellissimo percorso in un genere bistrattato, morto, sepolto, e su cui banchettano gli avvoltoi. Cosa più importante, sa benissimo dove mettere le mani ed è lontanissimo da quell'atteggiamento, troppo comune nel cinema italiano, di voler fare il passo più lungo della gamba senza averne le capacità, le conoscenze e la sensibilità. E se, alla luce di tutto ciò, quella di Ferrera non è passione sana, passione che porta a risultati molto soddisfacenti, cos’è?

Un applauso a tutti quelli che hanno reso possibile Oltre il confine.

giovedì 26 dicembre 2024

Nuovo libro di Stefano Jacurti: "La storia di Ulysses S. Grant", biografia del grande presidente americano

Cari amici del West, vi presento il nuovo libro del nostro carissimo amico Stefano Jacurti, sempre prolifico con le parole scritte. La sua ultima fatica, intitolata La storia di Ulysses S. Grant. Generale, presidente, viaggiatore, è la prima biografia del grande generale americano mai redatta in lingua italiana. Ricco di fotografie d'epoca e di mappe, questo corposo volume (più di 400 pagine) è una cavalcata che attraversa un continente, dall'est della Guerra civile all'ovest della conquista, ma non solo quello americano. Il protagonista della biografia ebbe una vita avventurosa che Jacurti traccia passo passo sia nel pubblico che nel privato.

La sinossi annuncia:

Stefano Jacurti, attore e scrittore, consegna ai lettori la prima biografia in lingua italiana di Ulysses S. Grant. Una vita, quella di Grant, che si dipana fra le imprese della guerra civile, i difficili mandati presidenziali e i viaggi intorno al mondo. Jacurti trascina i lettori negli aspetti più profondi di un grande comandante fino all’ultima battaglia di un leone per la stesura delle memorie durante la malattia. La guerra di un leader contro i fratelli del Sud, i detrattori e contro le sue debolezze, è raccontata dall’inviato del passato il quale, fra un rombo di cannone e un sorso di whisky, attende i lettori all’interno di un mausoleo. La storia di Grant è quella della tenacia, dei fallimenti e dei trionfi di un uomo venuto dal niente che amava i cavalli e i veri amici, compresi alcuni che combattevano dall’altra parte. Prefazione di Marco Belocchi, regista, attore e scrittore.

Il libro è edito da I libri di Emil ed è disponibile in tutte le librerie e gli store online.

Non fatevelo mancare!

domenica 15 maggio 2022

"Il cinema western e non di "Bloody" Sam Peckinpah" di Stefano Jacurti [recensione]

Come anticipato dalla segnalazione di qualche giorno fa, presto uscirà in libreria il nuovo libro di Stefano Jacurti, che stavolta dalla storia e dalla narrativa si sposta al cinema e ci regala un lavoro tutto dedicato al regista Sam Peckinpah e ai suoi film.
Io, grazie all'autore, ho avuto l'onore e la fortuna di poter leggere il libro in "anteprima" e, come sempre finora mi è capitato, è stata una lettura affascinante ma soprattutto ricca di aneddoti, in particolare sulle gesta di Peckinpah, uno dei registi americani più discussi di sempre.
Il libro di Stefano è, in sostanza, una specie di catalogo dei film di Bloody Sam, insieme ad un profilo della sua vita e della sua personalità e un succinto occhio ai lavori "minori" come le regie e le sceneggiature di telefilm e le apparizioni in altri film.
Il corpus principale di Il cinema western e non di "Bloody" Sam Peckinpah è la parte centrale tutta dedicata ai quattordici film del regista, dove per ognuno Stefano presenta dati di produzione, trama e soprattutto una lunga e dettagliata analisi, dove ai contenuti del film si aggiungono i problemi di produzione (che di solito c'erano sempre), i profili degli attori, le disavventure sul set, le (non sempre belle) pazzie di Peckinpah, gli accenni alle colonne sonore e al montaggio ma anche alle ambientazioni, e almeno in un caso anche una disamina sulla vera storia del West dietro a quella del film. Il focus è sui significati dietro al film, su ciò che Sam traspose dalla sua visione della vita alle immagini cinematografiche, spesso non senza una certa sofferenza di fondo.
Chiude il libro una corposa carrellata di immagini (anche a colori) di attori, locandine, scene dei film, pubblicità promozionali, pagine di riviste, ecc.
Il libro è un lavoro di cuore, perchè Stefano Jacurti è sempre stato un enorme fan di Peckinpah, cosa che risultava evidente a chi ebbe la fortuna di seguire i suoi post sui vecchi forum di Farwest.it, dove l'autore mostrava spesso e volentieri la sua profonda conoscenza del regista e dei suoi film, conoscenza che del resto si può ritrovare anche nei romanzi e nei racconti di Jacurti, dove di certo non mancano citazioni dei capolavori western di Bloody Sam. Questo per dire che Il cinema western e non di "Bloody" Sam Peckinpah è un lavoro sentito, affidabile e schietto, dove il cinema western, o per la precisione il cinema western attraverso gli occhi di Sam Peckinpah, è mostrato in tutta la sua crudezza e allo stesso tempo onestà ed è raccontato da chi davvero sa di cosa sta parlando. Un omaggio sentito ad un grande protagonista del cinema di genere!

martedì 10 maggio 2022

[Segnalazione] Ancora Stefano Jacurti: "Il cinema western e non di 'Bloody' Sam Peckinpah"!

A meno di due anni dal suo ultimo libro, il saggio sulla Guerra Civile americana, e con un importante lavoro teatrale che lo ha visto scrittore e attore ("Rocky Mountains"), Stefano Jacurti riporta il West tra le pagine di un libro: questa volta lo fa dal punto di vista del cinema, con un'opera su uno dei registi di genere più conosciuti ma anche più osteggiati: Sam Peckinpah, aka "Bloody Sam".
Per l'editore I libri di Emil Stefano ha dunque raccontato la vita, la carriera e i film di Peckinpah in questo nuovo libro, intitolato Il cinema western e non di "Bloody" Sam Peckinpah, che prossimamente sarà disponibile su tutti i bookstore online. Nel frattempo, però, oltre alla copertina, abbiamo la possibilità di leggere la sinossi presente in quarta:

Stefano Jacurti, attore e scrittore con esperienze registiche nel cinema indie e nel teatro, si cimenta in un libro dedicato a un grande regista di western memorabili come Il mucchio selvaggio: Sam Peckinpah. Il libro è un percorso fra le debolezze di un uomo e la forza di un regista di film indimenticabili come Pat Garrett e Billy the Kid con la partecipazione di Bob Dylan a cui si uniscono il disturbante Cane di paglia, il cupo Voglio la testa di Garcia, il road movie di una coppia fantastica in Getaway, il fallimentare Sierra Charriba che divenne leggenda e altre pellicole che furono spesso contro corrente. Jacurti trascina i lettori nella parabola di un regista scomodo e nella sua lotta contro le Major di Hollywood, un precursore che aprì la strada all’idea di un cinema indipendente. Sequenze indimenticabili e attori entrati nell’immaginario collettivo, compreso quello che poteva essere e non è stato con Fellini, Leone e Peckinpah seduti allo stesso tavolo, fanno del libro un viaggio vulcanico che vide “bloody” Sam girare capolavori assoluti nonostante gli eccessi di una vita alla Steve McQueen.
Prefazione di Orietta Cicchinelli, giornalista, scrittrice, cofondatrice del quotidiano «Metro Italia».

Vi consiglio dunque di tenere d'occhio la sezione nuove uscite della vostra libreria di fiducia e di preparavi ad un polveroso e senz'altro movimentato viaggio tra i film di uno dei più grandi uomini del cinema americano!

Stefano Jacurti
Il cinema western e non di "Bloody" Sam Peckinpah
I libri di Emil, 2022
Brossura, 234 pagine, illustrato
22 euro

lunedì 8 marzo 2021

"Appunti sulla Guerra Civile Americana" di Stefano Jacurti [recensione]

Dalla narrativa alla saggistica: Stefano Jacurti, dopo anche cinema e teatro, riempie un’altra casella nel suo curriculum e dà alle stampe Appunti sulla Guerra Civile Americana. Questo libro è il risultato della passione di tutta una vita (insieme ovviamente alla storia del West) che Stefano ha voluto omaggiare attraverso un lavoro che è una sorta di viaggio a tre tappe.

La prima tappa, e quindi la prima parte del libro, è la Storia con la s maiuscola, ossia il resoconto di quel che avvenne in quei sanguinosi quattro anni, quando tra fratelli ci si ammazzò (malamente, visti i carnai delle battaglie) per motivi che non sono solamente quelli che da anni cercano di propinarci. E proprio a questo proposito Stefano smitizza tanti luoghi comuni, in primis appunto quello delle motivazioni della Guerra civile, che non furono solamente legate all’annosa questione della schiavitù. Devo dire in tutta onestà che il capitoletto “Prima della guerra”, che spiega proprio cosa ci fu alle origini dello scontro, spicca particolarmente per l’ottima capacità riassuntiva che se ne infischia di ripetere a pappagallo che la guerra scoppiò a causa della schiavitù e invece va a fondo nei problemi che in quel periodo gli Stati Uniti stavano affrontando e che mettevano ancora più in luce l’esistenza di due società (Nord e Sud) praticamente il contrario l’una dall’altra: i faccia a faccia, il muro contro muro, non potevano quindi che portare alla soluzione più estrema, ossia la guerra.

E tra una dettagliata cronologia e il racconto della guerra sul mare (navi corazzate, incrociatori, sommergibili – i primi della storia) scorrono i profili degli uomini più importanti, la storia degli italiani che combatterono sia tre le file nordiste che tra quelle confederate, il ruolo delle donne, il racconto del fronte occidentale con le battaglie che si combatterono in Arizona e New Mexico, e altri aspetti – spesso poco o nulla conosciuti e altrettanto spesso poco approfonditi persino nei libri – interessanti di quella guerra fratricida. Tutto, e Stefano ci tiene a sottolinearlo, senza avvantaggiare nessun punto di vista ma cercando piuttosto di dare voce ad entrambe le parti in causa. Io invece ci tengo a precisare, come del resto fa lo stesso Jacurti, che questa parte del libro non è una vera e propria “storia” della Civil War, bensì, come dice il titolo stesso del libro, sono appunti e considerazioni senza nessuna pretesa di “omogeneità cronologica”.

La seconda “tappa” del libro è il resoconto del viaggio che Stefano ha fatto a teatro nei panni del generale Grant (che nella parte storica trova molto spazio, insieme al generale Lee, a Lincoln, a Stonewall Jackson e a tanti altri…) in una serie di spettacoli dove l’attore romano “monologava” raccontando la vita di quello che dopo la guerra sarebbe diventato il Presidente degli Stati Uniti. Il percorso successivamente avrebbe incluso anche il generale Lee e una parte centrale sul West.

L’ultima parte, la terza, è invece la rassegna dei film più meritevoli ambientati nella (o durante) la Guerra Civile, titoli tra cui spiccano senz’altro Il buono, il brutto e il cattivo, Via col vento e Glory.

In appendice c’è pure una simpatica galleria di immagini, una decina di pagine che raccolgono fotografie e disegni (a colori e in bianco e nero).

Poiché, bibliograficamente parlando, di libri sulla Civil War in italiano ce ne sono pochi (sebbene negli ultimi anni le pubblicazioni siano aumentate), questo Appunti sulla Guerra Civile Americana di Stefano Jacurti potrebbe essere un degno compagno di lettura ai tomi più studiati, sia per le considerazioni dell’autore (che non è uno storico ma che studia la Civil War sin da ragazzo) che per i dettagli della guerra che decide di illuminare, come detto prima poco considerati negli altri libri.

lunedì 30 novembre 2020

"Appunti sulla Guerra Civile Americana": Stefano Jacurti e la Civil War in un libro!

Dal West alla Guerra Civile americana il passo è breve, e Stefano Jacurti lo sa bene. Così bene che finalmente, dopo anni di studi e ancor di più di passione, ha dato alle stampe il suo libro su questo periodo storico così tanto bistrattato da noi. Ma non lo racconta solamente dal punto di vista storico, bensì da altri due punti di vista: quello cinematografico e quello personale/autobiografico dedicato alla sua avventura di interprete teatrale che più volte ha portato sul palco la Civil War e soprattutto la figura del generale Grant.
Appunti sulla Guerra Civile Americana (questo il titolo del libro), edito da I libri di Emil, è già disponibile per l'acquisto e la sinossi che segue è già sufficiente a farci venire l'acquolina in bocca:

Dopo anni di studi Stefano Jacurti completa un libro a tre volti sulla guerra di secessione. Il volume comprende una corposa parte storica con i profili dei personaggi, gli scontri armati, le campagne e le motivazioni sul conflitto fratricida. Seguono una sezione cinematografica riguardo ai film ambientati nella civil war a cui si unisce la parte finale del libro, il diario di viaggio dello spettacolo teatrale, il primo realizzato in Italia come ambientazione storica: "Dalla Guerra civile al West", con testi di Stefano Jacurti e Alessandro Iori. Insieme a Jacurti interprete per la prima volta in un teatro italiano del generale Grant, si unisce il ricordo dell'incontro sul palco con il generale Lee. Speranze e sogni dietro le quinte dello spettacolo di un artista sulle piste del West fra narrativa, teatro e cinema indipendente. Prefazione di Gian Mario Mollar.

domenica 22 settembre 2019

Il western-horror di Stefano Jacurti

Stefano Jacurti scrive western ormai da un bel po' di anni. Mi ricordo i suoi primi lavori, pubblicati sul vecchio forum di farwest.it, che poi confluirono in quello splendido gioiellino che è la raccolta di racconti Il baule nella prateria. Queste storie, così come il romanzo Bastardi per stirpe, sono tutte western classici, alcune in stile americano e altre in stile spaghetti-western italiano.
Ma l'interesse di Stefano, evidentemente, va oltre il genere classico, fino ad arrivare alla contaminazione con l'horror. Questa è una cosa che scoprii alla fine del 2006, quando sul forum di farwest.it uscì la notizia che Stefano aveva scritto, prodotto e girato (insieme a Emiliano Ferrera) il film Inferno bianco, un western ambientato tra le nevi dell'Oregon. La particolarità di questo film era la contaminazione del western con venature d'orrore ma, come dice Stefano in un'intervista tv, quello di Inferno bianco è un horror "più pensato, non splatter, più immaginato", che deve qualcosa a L'insaziabile in termini di ispirazione. La vicenda su cui ruota il film è una rivistazione della leggenda del Windigo, il mostro cannibale nella cultura degli indiani d'America. Effettivamente in Inferno bianco la parte del leone, per quanto riguarda l'horror, la fanno l'ambientazione selvaggia e l'atmosfera, probabilmente aiutata anche dal limpido bianco e nero (anche se questo espediente venne deciso per non dare punti di riferimento troppo moderni, come sarebbe accaduto se fosse stato girato a colori). Il Windigo soffia sulle teste dei personaggi mentre questi si scontrano tra di loro in mezzo alla neve, li condiziona e li rende più vulnerabili ai suoi attacchi. Tutto questo gioco d'immaginazione funziona molto bene, rendendo Inferno bianco un film dove "l'horror va a prendere un caffè dal genere western" come spiega Jacurti.

Particolare della copertina del
fumetto "Dead in the West"
E a proposito del forum di farwest.it. Mi ricordo di un topic di Stefano - era l'estate del 2004 - intitolato "Notte a Desperation" e dal sottotitolo evocativo, qualcosa come un western horror con immagini. Si trattava infatti di un raccontino illustrato, dove Stefano aveva inserito ritagli di fumetti per narrare la storia di una banda di fuorilegge - la banda del vaiolo - che era tornata, nel West contemporaneo, dall'inferno per infestare la ghost town di Desperation e divertirsi a modo loro con i turisti che la visitavano in cerca del brivido della Frontiera. Un bel raccontino in prima persona, un incrocio tra Dampyr e Lansdale.

Qualche tempo fa, su Facebook, Stefano ha parlato anche di un lavoro "pionieristico", uno dei suoi primi girati "ufficiali", sempre accanto all'amico Ferrera. Si tratta di Boot Hill, un cortometraggio datato 1998, quindi precedente a Inferno bianco. Io ne so pochissimo di questo film, Stefano stesso ha detto di averlo esclusivamente in videocassetta (un po' sbiadita dal tempo) e di averlo poi trasmesso in tv sul canale romano T9 attraverso il programma "Cortonotte" di Emanuele Carioti. Da quel poco che so, Boot Hill è un western-horror girato in Garfagnana (sul set, poi distrutto, dove venne girato Il mio West di Pieraccioni) e a Capranica Prenestina, dove Stefano interpreta un cacciatore di taglie e alla fine c'è una specie di invasione di zombi. Dalle poche foto e fotogrammi che ho avuto la fortuna di vedere c'era una bellissima ambientazione in un vero villaggio western, interni in un saloon, esterni tra prati, carri abbandonati e cavalli, e pure gli zombi. Se Stefano volesse toglierci qualche curiosità su questa sua opera, è ovviamente il benvenuto, e io mi impegnerò ad aggiornare l'articolo.

Un raro fotogramma del corto Boot Hill. Stefano Jacurti impugna il suo Winchester.
Foto gentile concessione di Stefano Jacurti, che ringrazio per la disponibilità.

Nella letteratura, invece, Stefano ha preferito rimanere fedele al genere classico e solo con il suo ultimo lavoro Western Sex Rock and Horror, ha deciso di portare qualche spruzzata di horror pure tra le pagine stampate. Ne abbiamo conferma leggendo racconti come "Un conto da saldare" e "Un bravo soldato", dove tra l'altro c'è anche la Guerra Civile, di cui Stefano è appassionato studioso; oppure "Picnic a Devil's Hole" dove al western e all'horror si aggiunge anche un pizzico di fantascienza, o ancora "La mia casa è la tua casa" il cui protagonista non si sa bene cosa sia... Se in Inferno bianco l'horror è d'atmosfera piuttosto che platealmente mostrato, in Western Sex Rock and Horror si fa più concreto, assumendo la forma di enormi piovre, zombi e scheletri vivi e vendicativi.

A chi chiede a Stefano il perchè di questa sua passione nell'inserire elementi horror nei suoi western, lui risponde: "Forse perché oltre al western come passione primaria, mi piacciono anche i film dei cugini dell'horror, ma anche quelli della scifi, del mistero… ce ne sono alcuni rimasti nell'immaginario e non solo nel mio. Sono gli altri amori".

venerdì 23 giugno 2017

Stefano Jacurti sul Texone 32!

Le galoppate dell'amico Stefano Jacurti non si fermano al cinema o ai libri ma adesso lo scrittore e regista romano può vantare un'altra tacca sul calcio della sua fedele pistola: niente di meno che la presenza in una storia dell'inossidabile re del fumetto italiano, Tex Willer! È così che avremo quindi occasione di vedere Stefano far parte della nutrita manica di nemici del ranger: il disegnatore Stefano Andreucci ha avuto l'idea di inserire nel Texone "Il magnifico fuorilegge" scritto da Mauro Boselli e in edicola a partire dal 21 giugno, uno dei personaggi di Jacurti portati sul grande schermo nell'ultimo dei suoi film western, Se il mondo intorno crepa. Black Burt, il protagonista del film, è un fuorilegge e un assassino in vena di recitare poesie prima di uccidere, ma nel Texone si trasforma in un crudele bandito chiamato Verdugo, che darà filo da torcere a un giovane Tex in una storia ambientata nel passato, quando lo stesso (futuro) ranger era un ricercato dalla legge! Andreucci ha dunque preso spunto da Stefano/Black Burt dal punto di vista estetico, visto che la penna di Boselli ha scritto un personaggio ben diverso da quello del film.
Comunque sia, è sempre un piacere vedere Stefano, anche se in questo caso dal punto di vista fumettistico! Una grande soddisfazione per il nostro amico che sicuramente, oltre a Clint Eastwood, ha sempre desiderato... essere ucciso da Tex Willer! Chissà se sarà così anche sul Texone? Per scoprirlo, non fatevelo scappare e correte in edicola!
Buona lettura!

giovedì 4 agosto 2016

"Western Sex Rock and Horror": intervista a Stefano Jacurti

Come ormai è tradizione di Western Campfire, dopo l'uscita dell'ultimo lavoro di Stefano Jacurti - la raccolta di racconti Western Sex Rock and Horror - ecco la nostra intervista allo scrittore che ha riportato, per la quarta volta, il western nelle pagine di un libro. Buona lettura!

Intervista di Mario Raciti - Grazie a Stefano Jacurti per le foto.

Ciao Stefano, e benvenuto ancora una volta su Western Campfire! Partiamo senza indugi, e partiamo col classico: come sono nati i racconti di Western Sex Rock and Horror?
Ciao Mario e grazie! I racconti sono nati perché sono rinato io dopo un periodo molto difficile della mia vita.


Sbaglio o, rispetto al Baule nella prateria, questi nuovi racconti sono più incentrati sull’introspezione e sul passato dei personaggi?
Non sbagli affatto, seguono il filone interno al genere, il western psicologico, ma sbaglierebbe e di grosso, chi credesse ad un libro privo di azione. Infatti nel libro c’è la tormentata vicenda di un bambino nel West nel racconto “L’infanzia di David” violenza interfamiliare compresa, un argomento che ho voluto trattare, oppure nei massacri fra bianchi e indiani nel racconto “Wasichu”. Fra l’altro un consiglio ai lettori dell’infanzia di David: state lontani dai ponti sui canyon e dalle stazione ferroviarie!

In questa nuova raccolta si nota anche la mancanza di elementi stile spaghetti western in favore di un western più classico e “americano”.
È vero, penso che stavolta siamo più di là che di qua, ma questo continuo oscillare nei due mondi western fa parte di me.

In un’intervista radio hai detto che il racconto “Wasichu” ha fatto la strada inversa di Inferno bianco, cioè dalla pellicola (o meglio, dall’idea alla base della nascita di Inferno bianco) alla carta stampata. Puoi dirci di più?
Giorni fa Simona Di Leo, che saluto caramente, mi ha chiesto se uno di questi racconti potrà diventare un film, chissà, intanto c’è stato il percorso inverso, l’idea di un western sulla neve è tornata su carta, ma con una trama che non c’entra nulla con Inferno bianco. C’è un cacciatore di lupi, (animali da proteggere oggi, ma nell’Ottocento considerati da molti solo dei predatori assassini) che incontrerà il mondo dei Sioux. Ci sarà un percorso da fare in mezzo alla neve e alle guerre indiane con una squaw che quell’uomo non dimenticherà mai (e viceversa).


Come mai la decisione di includere anche racconti non western?
Perché mi piaceva inserire anche il West di oggi per evocare il genere road movie del cinema con il mondo country intorno.

I racconti “Un bravo soldato” e “Un conto da saldare” sono dei western-horror. Se pensiamo anche ai tuoi lavori passati come Boot Hill e Inferno bianco si nota un certo interesse per questo sottogenere. Cosa puoi dirci?
Era ora che tornassero i cugini di un altro genere importante, sono venuti a prendere una birra e il western, che nel libro è il padrone di casa, li ha accolti a braccia aperte.

Che cos’è per te l’horror applicato al genere western?
Può essere un formidabile compagno, specie con la Guerra Civile americana di mezzo, perché quel conflitto fu un horror nella realtà di quei tempi.

Nel racconto “Una birra ghiacciata” c’è l’evidentissima citazione di un film western di una ventina di anni fa (non svelo il titolo per non rovinare la sorpresa). Quali altri modelli, richiami, omaggi ci sono dentro i racconti, che magari noi lettori non possiamo riconoscere?
Chi fa una citazione, che però deve avere una logica nella storia e non buttata lì a casaccio, secondo me non deve svelare qual è, eventualmente saranno gli altri che potranno riconoscerla, perché il gusto è proprio quello. Ma c’è anche chi non ha visto quel film magari, quindi sono giochi per i cinefili e in particolare per il western. A parte qualche citazione in cui mi diverto, spero che un racconto funzioni. Se leggo un libro giallo e l’autore cita un film che io non ho visto perché non sono un giallista, se il racconto mi è piaciuto o no, non sarà per la citazione di quel film, quindi si spera di coinvolgere sopratutto “con le emozioni” al di là delle citazioni, sia i westernisti che quelli che prendono il libro per curiosità. Un libro, per quanto immerso in un mondo, può essere letto da chiunque.


Come presenteresti i racconti – che sono tra quelli che mi sono piaciuti di più – “Picnic a Devil’s Hole” e “Sole rosso sangue”?
Penso che il titolo del secondo racconto da te citato possa significare una cosa sola: prepararsi al peggio. "Sole rosso sangue" è in gran parte un delirio sotto una palla di fuoco con tanto piombo che fischia intorno. Invece per il primo, ho voluto portare la fantascienza in mezzo alla cavalleria, a quel western militare che ho amato molto.

I tuoi racconti, chi più chi meno e correggimi se sbaglio, hanno sempre il tema del ricordo. Come mai?
Sono d’accordo su qualche volta di meno per il passato, oppure qualche volta di più e in questo libro la componente del passato è stata maggiore delle altre volte. È il passato che sul libro forma l’onda dirompente di cui scrive, e lo ringrazio, Domenico Rizzi nella prefazione. È il passato che scatena un pistolero che vuole sapere la verità su una lettera che non è mai arrivata nel racconto “Passi nella notte”. È il passato cavalcato sulle rughe di una vecchia malata, a spiegarci, come da colombi, si diventa avvoltoi.

Facciamo un po’ il giro del tuo western: quali sono i punti di contatto che uniscono i tuoi lavori di narrativa?
Penso che questo libro si ricolleghi bene alla prima raccolta di racconti che scrissi [Il baule nella prateria - ndc], ma con un bagaglio di esperienze maggiori, rispetto a qualche anno fa. Oggi i capelli bianchi sono comparsi e nel frattempo la vita è andata avanti rispetto al 2008. Inevitabilmente, e in questo senso, meno male, sono arrivate altre ispirazioni. Alcune storie interne al libro però non sono brevi, quindi la predisposizione a scrivere un altro romanzo dopo Bastardi per stirpe comunque è rimasta, ci vorrà un idea per farne nascere un altro casomai.


Proviamo questa novità: indica una colonna sonora (musiche o canzoni) adatte alla lettura di Western Sex Rock and Horror!
Dunque, per il racconto “Make me Horny” consiglio senz’altro “Ride the cowboy” di Big & Rich e sorrido. Per il racconto di cui non svelo il titolo, cioè quello di una macelleria con sfumature orgiastiche per un bagno di sangue dentro a un ranch, consiglio Nick Cave. Per il racconto “La visita” ci vedo bene “Desperado” degli Eagles. Invece per la storia di Billy e Brenda non consiglio nulla perché c’è già Bruce Springsteen per tutta la durata del racconto. In quest’ultima storia ci sarà un terzo protagonista come la Harley Davidson, la moto leggendaria. Comunque tengo a dire che i racconti sono sedici anche se per motivi di spazio non si possono citare tutti. 

Possiamo aspettarci altri racconti western in futuro? O vorrai dedicarti nuovamente al romanzo?
Quien sabe… ho 57 anni e ancora non ho capito cosa farò da grande, ma sono tornato in sella, vedremo.

C’è qualcos’altro che vorresti dire ai nostri lettori?
Nella vita ci sono i grandi amici che comunque sono pochi, sono quelli di cui ci fidiamo, sono loro le montagne rocciose del nostro percorso nel sociale. Ma ce ne sono altre di persone che abbiamo incontrato per un breve tratto, e che non erano nemmeno amici, ma estranei, eppure in quel momento storico hanno inciso tantissimo lo stesso. Ma spesso la trama della vita vera non c’entra un accidente con i racconti western, non c’entra proprio un tubo, casomai quello che c’entra è il meccanismo. Alcuni personaggi si incontreranno nelle mie storie e tutto sommato, facendo un conto approssimativo, quanto tempo saranno insieme? Pochi giorni. Eppure quel bambino nel West non dimenticherà mai più lo scout che ha incontrato, così come accadrà al bianco con l’indiana. Ecco cos’è il meccanismo, è quello che mi interessava raccontare, perché se le vicende sono intense ed avventurose, a volte è sufficiente uno spazio temporale ridotto, per lasciare un segno indelebile nell’anima dei protagonisti.

Bene. Ti ringrazio tanto per la disponibilità e ti faccio un enorme in bocca al lupo per questa tua nuova avventura. Spero di risentirti presto qui su Western Campfire!
Caro Mario, grazie a te e al tuo mitico bivacco! Alla prossima perché tornerò!

martedì 26 luglio 2016

La recensione di "Western Sex Rock and Horror" di Stefano Jacurti

Western Sex Rock and Horror è il quarto lavoro di narrativa di Stefano Jacurti, e la seconda raccolta di racconti dopo la sua prima fatica Il baule nella prateria.
In questo nuovo libro troviamo uno Jacurti più approfondito, ma non solo: troviamo anche uno Jacurti inedito, perchè tra i sedici racconti contenuti nella raccolta una mezza dozzina non sono western storici, mentre altri non sono solo western essendo mischiati un po' con l'horror e un po' con la fantascienza.
Il West di Stefano è sempre quello che ci ha lasciato nei suoi lavori: gente che ama, odia, uccide, tradisce, piange, soffre, prende botte e ne dà, spara, ha paura, è coraggiosa, viene ammazzata... C'è tutto il repertorio del genere anche se qui Stefano ha lasciato da parte le atmosfere da spaghetti western per focalizzarsi sul western americano a tutto tondo. Rispetto alla precedente raccolta, in Western Sex Rock and Horror i racconti sono più lunghi e più "maturi" nel senso che l'autore lascia a volte da parte l'azione (seppur non manca, come è giusto che sia e come Stefano stesso ha detto più volte in varie interviste) per entrare nel dettaglio delle dinamiche dei personaggi e in particolare delle loro storie passate. A questo proposito ci sono alcuni racconti, come "La visita", "Sole rosso sangue" e "Passi nella notte" dove i pensieri dei protagonisti vengono sviscerati finchè non scoppia la violenza.
Poi c'è la parte che trascende il genere, come in "Billy e Brenda", "Messaggio in bottiglia" o "Lavori in corso", dove però il West di oggi è uno dei personaggi, tra rodei, Bruce Springsteen e sommergibili della Guerra Civile e dove le vicende della vita prendono il sopravvento. "Dall'altra parte dell'oceano" è una specie di western nostrano, dove l'ambientazione italiana fa da sfondo a una tragedia in crescendo, dove il West ha nuovamente una parte importante.
Il West puro si ritrova in racconti come "Wasichu", "Sole rosso sangue", "L'infanzia di David", "Una birra ghiacciata", "Passi nella notte", quello horror in "Un conto da saldare", "Picnic a Devil's Hole" e "Un bravo soldato".
In Western Sex Rock and Horror insomma c'è tutto il giro del western: quello classico, quello contaminato, quello introspettivo, quello drammatico, quello moderno. C'è il western palesemente citato (ve ne accorgerete leggendo "Una birra ghiacciata") e c'è quello un po' più nascosto.
Il West di Stefano Jacurti è il West dei ricordi, dei pistoleri solitari in cerca di qualcosa, degli affetti e delle vicende della vita, della ricerca di qualcosa di definitivo e di stabile oppure dell'avventura ad occhi chiusi.
Western Sex Rock and Horror è un lavoro che merita assolutamente la lettura, a prescindere dalla passione per il genere, perchè per Stefano il West è anche quello che viviamo tutti i giorni.

venerdì 1 luglio 2016

"Western Sex Rock and Horror", riecco Stefano Jacurti!

Cari amici della Frontiera, come sicuramente ormai tutti saprete, Stefano Jacurti è un grandissimo amico di Western Campfire. Scrittore, sceneggiatore, regista, produttore, attore, Stefano è da sempre stato attivo nel mondo western editoriale con varie opere di narrativa: Il baule nella prateria, Avrei voluto essere ucciso da Clint Eastwood e Bastardi per stirpe (per non parlare, ovviamente, dei suoi film). Bene, quest'anno il nostro amico ritorna in libreria con Western Sex Rock and Horror, una scoppiettante raccolta di racconti che parte dal western per poi allargarsi anche all'horror, all'erotico, alla fantascienza, all'on the road. Sedici racconti sotto il segno dell'avventura nello stile di un grande narratore che abbiamo sempre apprezzato.

Western Sex Rock and Horror è già disponibile ed è pubblicato da I libri di Emil (già editore del precedente Bastardi per stirpe). Stefano è già in giro per l'Italia a promuoverlo e a presentarlo (per info su date e località potete iscrivervi e visitare il gruppo Facebook dell'autore Avrei voluto essere ucciso da Clint Eastwood).

E ora ecco la sinossi per farvi entrare maggiormente nel mood di Western Sex Rock and Horror:

Lingue di fuoco scaturiscono da un fucile negli spazi sconfinati dove un bambino è l’unico sopravvissuto di una carovana massacrata. Mentre si susseguono battaglie nella neve, lupi all’attacco e cavalleggeri che spariscono nel nulla, ecco sopraggiungere storie di disertori, di corpi che si uniscono in amplessi selvaggi e di altri maciullati dalle pallottole.
La raccolta è un western che cavalca le rughe di una vecchia malata; un western nel quale, tra i conflitti a fuoco e quelli dell’anima, uomini e donne seguono una pista ad ovest di tutto. Le visioni orrorifiche della civil war e un pistolero nel buio, galoppano a fianco del sogno americano fallito, spolpato, ucciso: ma non per chi si arma per l’ultima ballata, per chi sgassa con una Harley Davidson e per chi, sulle note delle country music, ingaggia l’ultimo rodeo.
Western Sex Rock and Horror è una pista costellata di conti da saldare, da una squaw bellissima, da una forca che attende. Sono storie classiche, contaminate, sanguinarie, consumate come le cicche nel posacenere di un motel del sesso on the road. Stefano Jacurti racconta il selvaggio west di ieri e di oggi, dove nulla è come sembra e nulla sarà come prima, nemmeno dopo un concerto rock.

Pagina del libro sul sito dell'editore.

Stefano Jacurti è nato a Roma ed è scrittore, sceneggiatore, produttore, regista e attore di cinema e di teatro. Ha scritto quattro libri di narrativa western e sceneggiato, diretto (insieme a Emiliano Ferrera) e prodotto due film western (Inferno bianco e Se il mondo intorno crepa).

mercoledì 9 luglio 2014

Intervista a Stefano Jacurti - Se il mondo intorno crepa

 

 Intervista di Mario Raciti - Foto di Antonella De Cesare, per gentile concessione di Stefano Jacurti

Ci ha abituati con progetti e opere western sempre di alta qualità, tra film, libri e poesie... adesso Stefano Jacurti lancia un altro nuovo lavoro, stavolta cinematografico, che va a doppiare l'opera prima Inferno bianco.
In questa intervista Stefano ci racconta la genesi, gli umori, le curiosità e le caratteristiche di un western - Se il mondo intorno crepa è un mediometraggio di 40 minuti - che riapre un nuovo viaggio alla riscoperta della Frontiera cinematografica e dei suoi canoni.
Che cosa ci racconterà, questa volta? Scoprilo cliccando sul link!
Buona lettura!



Ciao Stefano, e di nuovo benvenuto su WESTERN CAMPFIRE! Stavolta facciamo due chiacchiere sul tuo ultimissimo film, ovviamente un western: Se il mondo intorno crepa. Dopo Inferno bianco, da dove nascono l'idea e la decisione di realizzare un nuovo western?

Dalle parole di un Tg che provenivano dalla televisione rimasta accesa nell’altra stanza mentre ero al pc. Si parlava del bisogno di legalità e di come le istituzioni spesso fossero assenti, ma anche di emarginazione, dove alcuni sono costretti a lottare per non essere messi in un angolo.

Cosa ti ha ispirato nella scrittura del soggetto e della sceneggiatura del film? Ti è risultata più semplice la stesura, dopo l'esperienza con il precedente film?

Se il mondo intorno crepa l’ho scritto in breve tempo, approfittando subito della folgorazione che aspettavo, bisogna battere il ferro quando è caldo e salire su quel treno al volo.

Senza rivelare molto, puoi dirci qualcosa sulla trama di questa tua nuova fatica?

Il sottoscritto è un delirante assassino conosciuto come Black Burt “il poeta” perché quando c’è odor di piombo declama versi di morte. Black Burt si è unito e un folle criminale, uno psicopatico, Butcher Joe, “il macellaio” (Simone Pieroni). I due  hanno qualche conto da regolare con altri cowboys e da tempo la legge è sulle loro tracce. Ma c’è anche una donna che fa il mestiere più antico del mondo che non ci sta ad essere emarginata (Emanuela Ponzano).
Poi uno che si chiama Bill Carson (Emiliano Ferrera) e un padrone di un saloon dalle idee molto chiare (Claudio Vitturini), ma i nodi verranno al pettine dentro una ghost town tra colpi di scena e il miagolio di una chitarra country… e a proposito di country, ho affidato ad Antonella Salvucci il ruolo di una cowgirl di oggi che con il suo fascino, porterà lo spettatore nel vecchio West.

Simone Pieroni interpreta Butcher Joe, "il macellaio"

Che punti in comune (e che influenze) ci sono tra Se il mondo intorno crepa e Inferno bianco? E, di converso, quali differenze?

Il punto in comune con le influenze è che alla fine si fa il giro di molti western che ricordo… Ogni volta cambiano, si alternano ma è chiaro che prendo la mia strada in una storia. Per il resto Inferno bianco e Se il mondo intorno crepa non hanno nulla in comune come storie, forse comuni sono i meccanismi dei colpi di scena perché nascono dallo stesso autore.

In generale, visto che Se il mondo intorno crepa è un progetto più complesso di Inferno bianco, quali sono state le difficoltà in più nell'organizzazione e nella pratica?

Inferno bianco è stato fisicamente molto più duro per  le riprese quasi tutte in esterni sulla neve a meno dieci, e non vestiti western, ma casomai “spogliati western” e ci sono le foto che testimoniano il tutto. Mentre quest’ultimo aveva una troupe, sempre proporzionata al cinema indipendente, più organizzata rispetto al primo e non era sulla neve, però la regia è stata più complessa ed è stato duro lo stesso.
Queste sono le caratteristiche dei due lavori, come ha sottolineato anche Emiliano Ferrera che ha condiviso la regia con me.


Da dove nasce il titolo?

“Se il mondo intorno crepa…” sì, ti sta crollando il mondo addosso e ci devi passare per forza. Il titolo nasce da un dolore, dall’aver visto morire mio padre tra le mie braccia, tre anni fa. La vita è meravigliosa, ma ci mette anche a dura prova di fronte a momenti del genere. Sono però ripartito da quel dolore per farne una forza e ho dedicato questo western a mio padre Luigi, ovvero Gino come lo chiamavano tutti a Trastevere, il quartiere di Roma dove è nato e dove sono nato anche io. Quando al cinema sono partiti i titoli ho pensato intensamente a lui mentre nel buio ero poggiato al muro.

Quali sono i temi del film? C'è un messaggio particolare che hai voluto mostrare o evidenziare?

Su cosa significa questa storia, preferisco che eventualmente sia il pubblico a capirlo.

So che in Se il mondo intorno crepa le location sono più varie rispetto a Inferno bianco. Dove è stato girato?

Al “Ranch del Cavallo Selvaggio” vicino Latina, al “Red Indian saloon” ad Isola Sacra, vicino all’aeroporto di Fiumicino, in Almeria e in Abruzzo. Riflettendo sulle location, oggi è impossibile celare dove viene girato un film (sono un romantico, se potessi lo farei) c’è molta curiosità sulle location, c’è internet e basta un click. Alcuni articoli già annunciano che sono cominciate le riprese di un film in un tale luogo, ed è un modo per aumentare la pubblicità. Invece quando si giravano i western anni 60-70, pochi rispetto alla massa sapevano dove erano stati girati, solo dopo qualche anno si cominciò a capire. Ma oggi è giusto così per una serie di motivi legati al rumore che tutti devono fare e alla valorizzazione del territorio, quindi dove è stato girato un film bisogna dirlo subito eccome. Ma parliamone prima dell’inizio di un film o dopo, perché durante la vicenda per me è solo il West!


A quali altri film western assomiglia Se il mondo intorno crepa?

A volte rispondo secondo me questo western si avvicina a… ecc ecc ma è solo secondo me.
Per farla breve questo lavoro è stato ideato da uno che di western ne ha visti tanti, e per forza di cose ha frequentato le due sponde del genere, quella americana e quella italiana ma a parte le sfumature cinefile, e ognuno ha le sue e le vive come crede, sarà il pubblico a collocare dove meglio vorrà questo lavoro, spero possa emozionare chi lo vedrà.

Se non ho capito male il cast è abbastanza nutrito: hai avuto difficoltà nel dirigerlo, rispetto ai "pochi" interpreti di Inferno bianco?

Hai fatto bene a mettere la parola pochi tra virgolette per gli attori di Inferno bianco, perché tanto pochi non erano, ma in quest’ultimo western gli attori sono di più. Le difficoltà ci sono sempre. Imprevisti, stanchezza, vari problemi da risolvere, ma la collaborazione di tutti è stata decisiva. Sul set è stato un viaggio meraviglioso, ho davvero tanto apprezzato l’atmosfera che c’era tra noi, tutti molto concentrati. C’era una bella squadra della fotografia capeggiata da Alberto Marchiori. E poi i momenti di pausa sono stati divertentissimi!
Ma nulla è tutto rose e fiori. Ricordo un momento degli esterni, delicato ma decisivo.
Io ed Emiliano ci allontanammo da tutti, Emiliano montava un bellissimo cavallo argentino (riconoscibile dal muso più tozzo rispetto a quello mio) ma era stremato. Ricordo che io e lui eravamo a piedi e giravamo uno intorno all’altro… parlavamo della stanchezza, ma non potevamo mollare.
In quel balletto a girotondo sussurravamo per non farci sentire ed è metaforicamente uscito fuori quel “Daje”. Così Emiliano è rimontato in sella e ce l’ha fatta, non a caso è il nostro Clint Eastwood. Antonella De Cesare, fotografa sul set che silenziosa ci seguì, immortalò quel momento tutto nostro (foto sotto), quel girarci intorno per trovare la forza. Quindi a parte tutti i meravigliosi scatti, sono molto legato a quella serie di foto perché rappresentano molto bene quell’attimo fuggente.


Che impressioni ed emozioni hai avuto prima, durante e dopo la prima proiezione?

Prima: sono stato contento di arrivare al Nuovo cinema Aquila, ci tenevo e mi sono divertito molto a fare ok ragatzi! Poi le fotazze con il dito come faccio sempre e mentre scrivo sorrido.
Durante: Al cinema vedo sempre i miei lavori in piedi, ho detto tutto.
Dopo: È stato bellissimo vedere le immagini di una proiezione riservata al cast e alla stampa. Alla fine ho cercato di dare spazio sia agli attori principali nel mio contesto, ma anche agli altri partecipanti al progetto. Mi sono divertito molto con Emiliano Ferrera, Luca Ruocco e Gilda Signoretti che presentavano la serata.
Poi ho cercato il sorriso di mia moglie Lilly che sa da quanto tempo aspettavo questo momento. Una delle cose più belle è stata vedere gli attori felici, spesso mi hanno chiesto se ero felice, ma la mia gioia è stata sapere che la felicità è stata anche la loro.
Un'altra cosa bella è stata udire gli applausi sulla ballata di Black Burt di Fabrizio Sartini. Fantastico, come la potenza dirompente di Klaus Veri sulle galoppate negli spazi aperti oppure l’inquietante sound su Sheila e il suo bastone da non vedente, un termine che però se usato nel western, diventerebbe davvero un pugno in un occhio. Sheila è cieca ma con la sua sensibilità vede meglio degli altri…

Vuoi dare qualche dritta utile a chi volesse vederlo? Ci saranno altre proiezioni o vendita in homevideo?

Per ora seguirò la pista dei festival, vediamo cosa accade, poi passerò agli eventi di settore, quelli che mi hanno sempre accompagnato. Mi darò un tempo limite e farò le mie scelte, ma torneremo anche al cinema. Per la vendita in home video, tutti ovviamente chiedono la stessa cosa, vedremo, ma in ogni caso ho già pronte le alternative.

Ti rivedremo presto in sala o in libreria?

In libreria per ora la vedo difficile, ho la testa in quest’ultimo lavoro, ma non si mai. Piuttosto fuori dalle mie creature, devo tornare solo attore e non vedo l’ora, perché cerco la visibilità come gli altri, magari in un bel progetto di qualche film maker, chissà…

Nella speranza che Se il mondo intorno crepafaccia il boom, ti ringrazio per la bellissima chiacchierata in amicizia e rinnovo il desiderio di rivederti presto sulle lande di Western Campfire!

Tornerò! Grazie a te per questa incontro e per le cover del film che hai creato.
Un saluto a tutti i cowboy di Western Campfire e un kiss alle cowgirl!

Ah, dimenticavo! Se il mondo intorno crepa… tu cosa fai?

Amigo… non chiederlo a me, chiedilo a chi, in Se il mondo intorno crepa, ha risposto a questa domanda… Ora volto il muso del cavallo e vado, ti lascio la stella che Sheila invocava dal cielo, tienila per ricordo e falla brillare al sole.

giovedì 16 gennaio 2014

Intervista esclusiva! Stefano Jacurti e "Il baule nella prateria"

È stato il suo primo libro di narrativa, maturato nel corso degli anni pre e post il suo primo film Inferno bianco, ed è uno dei libri di narrativa western in assoluto che amo di più. Sto parlando della raccolta di racconti Il baule nella prateria, e sempre di lui, Stefano Jacurti, carissimo amico e inesauribile fonte di conoscenza western. È un libro a cui sono particolarmente legato perchè è stato concepito in un periodo in cui io, avendo scoperto da poco la passione per il West, cominciavo a farmene una prima impressione principalmente attraverso i film e i fumetti, creandomi in testa un West personale, pieno dei clichè che più mi affascinavano. Ma anche attraverso il forum di farwest.it, dove in quegli anni Stefano scorrazzava come un mustang e dove lui stesso ha avuto un'enorme influenza sulla mia visione del West, che porto ancora oggi nel cuore e a cui provo a ritornare spesso, anche se è cambiata nel corso del tempo e dei miei studi sulla storia reale della Frontiera americana.
Anche se è uscito sei anni fa - con una nuova edizione ampliata (ne vedete la copertina sotto) l'anno scorso -, Il baule nella prateria rimane una pietra miliare del western italiano, perchè scritto benissimo, perchè dentro c'è la passione per un mondo, perchè Stefano sa quello che scrive, perchè ha un microcosmo intorno che lascio alla viva penna dell'autore, tramite questa intervista, raccontare.
Buona lettura!

Intervista di Mario Raciti

Ciao Stefano e bentornato su Western Campfire! Stavolta con questa intervista facciamo un passo indietro nel tempo per parlare del tuo primo libro, Il baule nella prateria. Sai già come io personalmente sia molto legato a questo libro, quindi la prima domanda è un po' una curiosità mia, che mi piace conoscere – come a molti lettori in generale – la genesi di un libro: qual è stata quella del Baule nella prateria?
Ciao Mario, un saluto a tutti gli amici di Western Campire!
La genesi è stata progressiva, cominciai con “Il vecchio e il puma” il primo racconto western che ho scritto.

Nel libro c'è una pluralità di ambientazioni e di personaggi: da dove hai preso le idee per i racconti?
Sia il cinema che la storia possono offrire spunti interessanti, infatti nei miei scritti le ispirazioni vengono da entrambi i settori.

Che sensazioni provavi quando ti sedevi alla tastiera a scriverli?
I più devastanti, quelli che mi hanno fatto piangere come un vitello, sono stati “Il vecchio e il puma” e “My apologies miss Eleonor”. Ricordo che mia moglie quando rientrò in casa mi vide rosso in faccia, mi mancava il fiato per l’emozione e dovetti sospendere per tornare tranquillo e arrivare alla fine, ma questo è normale, succede. Ora lei si è abituata a vedermi in questi stati d’animo così diversi e anche io. Scrivere, e alcuni autori lo sanno, è una gioia, ma per arrivare a quella gioia a volte si passa sotto le forche caudine della sofferenza. Ma scrivere è anche il contrario, vedasi “Vajas con Dios” dove tra esplosioni, dinamite e sparatorie, ridevo come un pazzo. Quindi le situazioni possono essere molteplici e per me scrivere i western è come entrare in un frullatore. Ovviamente è la fantasia che fa la parte del leone ma si sa che nelle sue storie l’autore prima o poi “volutamente” o “inconsciamente” andrà a toccare qualcosa che lo riguarda, magari solo da lontano, ma lo riguarda.
Debbo dire che dopo aver scritto è difficile che io spenga il computer, vada a letto e mi addormenti subito. Non è affatto così, perché avendo messo in circolazione l’adrenalina che ci vuole per un western, passa sempre qualche ora prima che arrivi Morfeo. Sono anche attore, quindi scrivo “di pancia” come si suol dire, e sulla sedia mi muovo quando scrivo, perché scalpito come un cavallo selvaggio.

Che obiettivi volevi raggiungere con la pubblicazione di questi racconti? Ci sei riuscito?
L’obbiettivo era solo uno: “il western è oggi” e sono stato felice di aver presentato il libro nella mia città e in giro in Italia.

Parliamo un po' di qualcuno dei racconti… "Il libro e la Colt" per me è il racconto più bello della raccolta: come è nato? Sembra che ci sia lo zampino della Storia nel racconto, ti sei ispirato a qualche evento realmente accaduto o a qualche personaggio storico?
Non in particolare, c’era però una frase che ricordavo… quella di una donna che aveva conosciuto due personaggi famosi delle storia del west e così raccontava: “C’era qualcosa di bene mischiato al male in Billy the Kid, c’era qualcosa di male mischiato al bene in Pat Garrett” poi certo, mi sono inventato tutto, ma questa sintesi era interessante per i personaggi di quel racconto. Mi è piaciuto raccontare una storia dove si trova il modo di uscire dalla spirale della violenza, ma anche il suo esatto contrario, “come entrarci e perché si arriva a quel punto”. Burt e Tom sono due uomini lontani anni luce, ma hanno una cosa in comune: il fato ha deciso che ciascuno dei due farà un grande favore all’altro…

"Indian marshal" è forse il più audace dei racconti, che dà spazio a due figure solitamente emarginate, come i mezzosangue e le prostitute.
Purtroppo non sono Sam Peckinpah, ma lo capisco, amava le prostitute come personaggi e nel mio microcosmo, come personaggi, le amo anche io. Ovviamente mi concentro su una per renderla speciale. La storia del mezzosangue è stata l’occasione per poter parlare anche di certe tematiche a suon di piombo caldo scandito dal passare dei minuti che mancano a mezzogiorno.
Un componente della giuria a un concorso, su "Indian Marshal" disse: “sembra un film” forse esagerava, ma la mia scrittura ormai a detta di molti, è visionaria e vicina al cinema, perché ancora prima di scrivere la mia idea, io “la vedo” e faccio di tutto perché il lettore la senta sulla pelle. Quando andai a Grosseto a ritirare il premio, la notte non ho dormito. Ricordo che ero in Maremma al tramonto, vedevo cavalli all’orizzonte, qualcuno si era accorto di me. Indimenticabile.

"Vajas con Dios" è ambientato nel Messico: ti piace di più quest'ambientazione o preferisci quella de "Il libro e la Colt"?
Mi piacciono entrambe, ogni volta mi immergo nell’ambientazione che sto ricreando in modo molto diverso come Montana-Canada per "Il libro e la Colt" e il Messico della rivoluzione per "Vajas con Dios".

"Dove arriva quel treno" è il tuo omaggio a Sergio Leone e a C'era una volta il West. Il suo possibile epilogo lo avevi già in mente oppure l'hai pensato subito prima di scrivere il racconto?
No, avevo tutto in testa, secondo me è un racconto un po' a parte della raccolta, particolare, ma sono stato contento di scriverlo, tutti dobbiamo qualcosa a Sergio Leone. Mi piaceva l’idea che Armonica e Jill potessero incontrarsi dopo anni.



"Kansas 1900" è il racconto che chiude la raccolta e il cerchio: è infatti un baule uno dei suoi "protagonisti". Quello che è caduto nella prateria faceva forse parte di quelli che Peggy e i suoi amici trovano accatastati in soffitta?
Sì, il baule è proprio quello. Se intitoli un libro o un film in un certo modo, un motivo ci deve pur essere. "Kansas 1900" è la fine del west, del face to face, del “adesso la risolviamo a modo nostro” di un mondo che se ne va per lasciar spazio a ridicole e scoppiettanti automobili. In generale Il baule nella prateria è un libro dove le atmosfere del western americano e quello italiano, a turno vengono fuori, ma a modo mio.

Ci daresti qualche chicca sui racconti del Baule, qualcosa di curioso che non sappiamo?
Una più che altro ve la ricordo, Il baule ha una nuova edizione con due racconti in più, “Una voce nel vento” e “Sotto una porta del White Buffalo” anche quest’ultimo è stato premiato ai concorsi. Quello che non tutti sanno è che Il baule nella prateria, nel suo ottanta per cento, è nato nel 2003, un anno speciale, perché non avevo mai scritto nella narrativa. Scrivo tutt’ora copioni teatrali, soggetti per corti, medi, lunghi e libri, ma con la narrativa non mi ero mai cimentato a quei tempi. Anzi pur amando leggere, consideravo noioso scrivere un racconto, ma la notte che scrissi "Il vecchio il puma", scoprii un mondo immenso. Era un'altra dimensione, una porta nel tempo che si apriva come Ai confini della realtà… il western potevo viverlo anche nella narrativa, cosa a cui non avevo mai pensato prima. In pratica Il baule nella prateria è nato sui forum, tempo fa. E anche internet era giovane allora, poi ho tolto tutto e ho aspettato, sono uno che sa attendere. Ricordo il contatore delle letture come schizzava in alto, possibile mi chiedevo? Mah… sarò io che sarò entrato più volte pensavo… non ci credevo, ma io ero entrato in modifica tre o quattro volte, i conti non tornavano comunque e la mattina successiva il contatore letture era salito di brutto. Pian pianino cominciai a capire che dovevo insistere e non mi fermai più. Il baule nella prateria è formato da racconti scritti di notte, quella notte per amica che ho condiviso con tanti amici di quei tempi. Con molti, tu compreso, mi sono ritrovato su Facebook e vi ringrazio per la vostra vicinanza di allora, ci siamo divertiti un mondo anni fa.

Nei tuoi racconti ci sono sentimenti e violenza, ma noi sappiamo che in realtà il West di romantico non aveva nulla. Per te il western letterario come deve essere? Realista e violento (noir, se vogliamo) oppure romantico e ingenuo, come il buono che vince sempre e si allontana al tramonto?
Quando scrivo i western, non sto dietro a quel che va di moda o no, il mio scopo è unicamente il dare emozioni, qualsiasi esse siano nel genere, anche perché i western, come gli horror, i gialli o i noir, non sono tutti uguali. Il buono? Bisogna vedere cosa significa essere buoni nel western. Per me il buono per uccidere il cattivo, deve essere ancora più cattivo di lui, altrimenti non ce la farebbe mai. Il cattivo però deve essere di pari livello, altrimenti l’impresa del buono varrebbe zero.
Di certo John Wayne o Clint Eastwood non andrebbero a scomodarsi per quattro ruba galline.

Non pensi che il West che raccontava Louis L'Amour sia superato se il western dovesse essere riproposto al pubblico, che oggi è sempre più abituato ad antieroi e alla violenza?
Prima di tutto a L'Amour bisogna fare un monumento, molti film sono stati tratti dai suoi romanzi. Certamente lo stile narrativo può essere più datato rispetto a Lansdale ma i valori no, non sono mai vecchi, certi valori sono senza tempo. Naturalmente questo nel positivo, ma c’è anche l’altra facciata e nei miei western non c’è uno schema fisso. Ad esempio se uso un finale dove non se ne salva uno, lo faccio non perché sia un trend attuale, ma perché ritengo sia più efficace in quel contesto.
Viceversa se uso l’happy end non lo faccio per buonismo ma perché ritengo che sia più utile allo scritto. Non ho quindi preconcetti e preclusioni, scrivo solo quello che mi serve per dare più emozione, perché è quella che voglio trasmettere. Poi che Dio ci aiuti.

Quali personaggi e quali storie e tematiche ti piace raccontare?
Momenti dove il tempo batte l’ora del destino, momenti di sesso in un fienile, momenti dove il passato ritorna con la sua forza dirompente, momenti dove si corre incontro al nemico con la baionetta innestata urlando come ossessi, momenti dove arriva un grande perdono, momenti dove il nemico non è più un uomo, ma la natura che chiede il conto. Ma potrei continuare all’infinito con storie dove il piombo non ha colore perché è solo uno o altre dove non si può restare a guardare.

C'è una regola che non infrangi mai quando scrivi?
Sì, è quella dell’umiltà consapevole, perché so che non ho scritto trecento libri ma tre e per me molto importanti come esperienza. Il cammino per migliorare è lungo quindi. Per il resto è il western che ha le sue regole. Io mi ci butto con la mia personalità perché un western non può essere solo scontri a fuoco, ma ci deve essere una storia che ritengo meriti di essere raccontata con dei personaggi che abbiano uno spessore psicologico, positivo o negativo che sia. Del resto, nel western le tematiche ci sono sempre state fin dal 1903 e chi pensa che al genere serva solo un cavallo, una pistola e un cappello, ne ha un'idea superficiale perché non ha frequentato il genere, tutto qui. Guai però a rinunciare all’azione, per il western sarebbe comunque letale come il serpente mamba… tre passi e muori.

Hai qualche altro baule da aprire?
Per ora non nella scrittura.

Noi ci ritroveremo tra qualche mese di nuovo qui, per il tuo prossimo film western. Vuoi dire qualcosa al riguardo ai nostri lettori?
Che se c’è un baule da aprire è quello di Se il mondo intorno crepa. Io ed Emiliano Ferrera stiamo facendo il massimo per farlo arrivare, ma siamo anche scrupolosi, per questo facciamo le cose con cura senza farci prendere dalla smania. Posso solo dire una cosa: arrivederci su Western Campfire!

martedì 14 gennaio 2014

"Se il mondo intorno crepa": il ritorno al cinema di Stefano Jacurti

Un nero cavaliere si staglia all’orizzonte.
È Black Burt “il poeta”, così chiamato perché prima di uccidere declama sempre i suoi versi di morte.
Burt il Nero si è unito a Butcher Joe “il macellaio” per un sanguinoso cavalcarono insieme.
I due, finiti sui giornali e braccati da tempo per le violente imprese, convergono presso una ghost town, da dove proseguiranno in Messico.
Ma in un mondo dove una donna lotta contro l’emarginazione e il passato ritorna con la sua forza dirompente, il destino ha riservato a Black Burt e Butcher Joe qualcosa di molto diverso...


È questo ciò che ci riserverà il nuovo film di Stefano Jacurti. A sette anni dal suo primo, notevole lavoro, Inferno bianco, Stefano ritorna al copione e alla macchina da presa per dirigere quest'altro lavoro; western, ovviamente. Un po' più lontano dagli spaghetti italiani e più vicino al western americano, Se il mondo intorno crepa è «il western delle rimembranze, dei colpi di scena, sorretto da brani country che ricordano i western americani anni 70 da “fango sudore e polvere da sparo”» dice Jacurti. Dietro alla macchina da presa, insieme a lui, c'è l'amico Emiliano Ferrera, come in Inferno bianco, e come in Inferno bianco anche Emiliano ha una parte nel nuovo film, un personaggio stile spaghetti western chiamato Bill Carson.

Con un budget un po' più alto rispetto al film precedente, Se il mondo intorno crepa potrà vantare un notevole cast, più numeroso, in cui spiccano i nomi di Simone Pieroni, Emanuela Ponzano, Claudio Vitturini e Antonio Rocco, e le partecipazioni speciali di Willy Stella e Antonella Salvucci. Alberto Marchioni è il direttore della fotografia e Fabrizio Sartini il compositore e l'interprete dei brani musicali. La locandina che vedete in alto, invece, è opera del sottoscritto, a cui Stefano ha gentilmente concesso la possibilità di fare un fan-made.

Il film è stato girato in Abruzzo, in Almeria e al ranch Cavallo Selvaggio, e attualmente è in fase di post-produzione. Secondo il regista, dovrebbe uscire tra qualche mese, e sono previste proiezioni e festival come è stato per Inferno bianco.

Se rimanete sintonizzati su Western Campfire, potrete leggere l'avviso di uscita, la recensione del film e forse un'intervista al grande Stefano!

Stefano Jacurti (foto di Antonella De Cesare)

Emiliano Ferrera (foto di Antonella De Cesare)
Uno dei luoghi delle riprese (foto di Antonella De Cesare)

mercoledì 26 dicembre 2012

Il booktrailer di "Bastardi per stirpe"!

Se qualcuno di voi, amici della Frontiera, avesse ancora dubbi sul comprare il nuovo romanzo di Stefano Jacurti, beh, lo stesso Stefano ha deciso di chiarirvi le idee con questo bellissimo booktrailer che, proprio come quelli dei film, incuriosisce e spinge a decidere, finalmente, di prendere la prossima diligenza per la libreria più vicina dove acquistare o prenotare Bastardi per stirpe!