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lunedì 31 luglio 2017

"Deadtown and Other Tales of Horror Set in the Old West", raccolta di racconti western-horror

Nella mia costante ricerca di pubblicazioni western-horror (ormai totalmente orientata a quelle in lingua inglese, che si sono rivelate una miniera senza fondo soprattutto in digitale) mi sono imbattuto in un libretto di 180 pagine scritto da un certo Carl Hose, appassionato di horror e autore di un'altra mezza dozzina di libri. Questo libretto dal titolo Deadtown and Other Tales of Horror Set in the Old West è una raccolta di tredici racconti della più pura e semplice tradizione horror, trapiantati dall'autore nel vecchio e selvaggio West. E nonostante la copertina non sia proprio accattivantissima, vi assicuro che ciò che c'è oltre vale la pena di essere letto. Ovviamente è d'obbligo dire che non sto parlando delle opere di King, di Howard, di Lovecraft o di altri maestri del genere ma di brevi racconti tanto semplici in stile e trama quanto accattivanti. E forse proprio per la loro semplicità risultano così scorrevoli. Hose si rifà all'horror classico senza aggiungere nulla di complesso o di originale, evitando di cadere nel fantastico o nella fantascienza troppo hard (il libro fa parte del più ampio sottogenere del cosidetto Weird West, dove il western può essere mischiato a fantascienza, fantasy, horror, steampunk) e rimanendo quindi sui binari ben solidi del genere. E così nei tredici racconti troviamo, sparsi qua e là, alieni informi, mummie, esseri striscianti, lupi mannari e i più rassicuranti fantasmi, zombi e vampiri.
Hose sa scrivere e si vede, le storie sono piccole perle formate da uno stile senza artifici, molto "lamouriano" se mi consentite il termine, e ciò rende i racconti altamente leggibili anche per chi con l'inglese sta muovendo i primi passi nella narrativa. Inoltre, l'autore conosce il western e mette tutto quello che c'è da mettere e al posto giusto: cowboy, città fantasma (immancabili in un western-horror che si rispetti), pistoleri, saloon, donne pioniere, vecchie miniere, ecc. ecc.
Se vogliamo trovare un punto debole, Hose stesso ce lo fornisce nella breve introduzione: "In questo libro ci sono tre storie con protagonista il personaggio di Frank Talbott. Queste storie hanno tutte la stessa trama, perchè Frank è un personaggio prevedibile. Ciò potrebbe non piacerti, e se è così sei libero di saltare i racconti con Talbott, non mi offenderò". Effettivamente le tre storie sono praticamente uguali e cambiano solo gli antagonisti (ossia i mostri). Questo tuttavia è un piccolo difetto che non inficia la qualità della raccolta, come non la inficia l'ultimo, ambientato nel presente ma con rimandi alla Guerra Civile. Se invece vogliamo trovare dei pregi, uno è che Hose ha aggiunto un classicissimo western senza horror, una semplice (anche se prevedibile e decisamente in stile Louis L'Amour) storia di vendetta, un altro è che i racconti sono realistici e non cadono nella facile trappola (comune nel weird western) dell'assurdo più totale.
Personalmente, su tredici storie solo una non mi ha soddisfatto, anzi mi ha annoiato ("Legend of Falling Rock"), mentre la restante dozzina va tutta dal buono all'ottimo, ottimo per quanto può essere un breve e semplice racconto.
Quindi se siete appassionati di questo sottogenere vi consiglio la piccola raccolta di Carl Hose, che senza inutili artifici riesce benissimo a coniugare le visioni più classiche del western e dell'horror.

I racconti contenuti in Deadtown and Other Tales of Horror Set in the Old West:

- It Rolled Into Town
- Deadtown
- Fool's Gold
- End of the Line for the One-O-Nine
- Little Town of Aleone
- Prairie Guts
- Six-Guns and a Silver-Bullet
- Skinwalker
- Hang 'Em High
- Downtown Sundown
- Legend of Falling Rock
- A Lady's Honor
- Dead, White and Blue

domenica 23 luglio 2017

"Frostbite": cortometraggio western horror

Danny Donahue è un regista americano di cortometraggi horror. I suoi lavori sono visionabili su Youtube ed hanno la caratteristica di essere inquietanti pur nella loro semplicità narrativa e di mezzi. Tra i lavori più interessanti, e che ci toccano in quanto appassionati di western, c'è Frostbite. Questo brevissimo corto (meno di 3 minuti) è un western horror girato sulla neve, con protagonista un trapper in fuga da qualcosa di terrificante, a detta di Donahue ispirato dalla leggenda del Windigo.
Girato in Montana, Frostbite è un horror inusuale in quanto il regista è riuscito a ricreare un'atmosfera di terrore in contrasto con l'ambientazione in pieno giorno. Nessun dialogo, è tutto lasciato all'ottimo lavoro visivo e sonoro e gioca molto sul vedo/non vedo classico dei film horror.
È insomma un ottimo corto, specie per chi come me è appassionatissimo di western-horror e si lamenta sempre della penuria che c'è in questo genere.

Vi lascio alla visione del film, e vi segnalo che è disponibile anche il making of, in cui il regista spiega il lavoro che c'è stato dietro la produzione e la regia.



martedì 11 luglio 2017

I gatti più famosi del West

Nella seconda metà degli anni 70 dell’Ottocento le Black Hills del Dakota erano in fermento per la corsa all’oro che, sotto traccia, le vedeva meta di centinaia di affamati cercatori. La zona, al tempo ancora proprietà degli indiani, era un barile di polvere da sparo la cui miccia era costituita da Deadwood. Questa cittadina sorta in territorio indiano in quattro e quattr’otto è una delle più famose della storia del West per via, ma non solo, della violenza che vi regnava notte e giorno. Ma Deadwood non era infestata solo da bari, prostitute, ladri e tagliagole… Una razza di animale diversa, su quattro zampe, la teneva sotto scacco: i topi. Questi roditori avevano letteralmente inondato le strade fangose e creavano danni ingenti soprattutto ai proprietari degli empori, che dalla notte al giorno si vedevano svuotare sacchi interi di generi alimentari, con una perdita stimata tra i 10 e i 20 dollari al giorno.
Un numero del giugno 1877 del Black Hills Champion testimonia quanto Deadwood avesse bisogno della soluzione più ovvia:

“Ci siamo chiesti spesso come mai alcuni intraprendenti speculatori non abbiano ancora pensato di importare un carico di gatti nelle Black Hills. Un semplice carro da trasporto potrebbe essere sistemato in modo da contenere con sicurezza duecento gatti. Questi gatti si possono trovare, con un costo basso o nullo, in ogni città lungo il corso del fiume Missouri, e qui da noi troverebbero un mercato pronto a riceverli e a pagarli un prezzo medio di dieci dollari ciascuno. Un uomo tanto coraggioso e intelligente da portare un carico di gatti nelle Black Hills potrebbe vantarsi di aver trovato una ricca vena felina”.

Quest’occasione venne presa al volo dal carrettiere Phatty Thompson, che aveva un’impresa di trasporti lungo la tratta Denver-Cheyenne-Black Hills. A Cheyenne, Thompson si fece aiutare da un gruppo di ragazzini a catturare quanti più gatti possibili, pagandoli 25 centesimi ciascuno. Poi costruì un carro apposito per il trasporto, modificando il cassone in una serie di scomparti, vi caricò gatti e cibo e partì alla volta di Deadwood.
Al tempo il viaggio via carro tra Cheyenne e Deadwood richiedeva circa due settimane. Thompson ebbe problemi nell’attraversamento dello Spring Creek, dove il suo carro si impantanò, cadde di fianco e andò in pezzi, liberando tutti i gatti. Recuperarli fu un’impresa non di poco conto. Un po’ con l’aiuto del cibo, un po’ con quello di alcuni generosi cercatori d’oro, Phatty riuscì a recuperare – con una perdita relativa – i felini e ripartire finalmente per Deadwood.

La boomtown si rivelò davvero una miniera per Phatty Thompson. All’arrivo si assicurò l'autorizzazione alla vendita dei gatti direttamente dallo sceriffo Seth Bullock (che nel suo diario scrisse: “Commerciante da Cheyenne con un carro pieno di gatti domestici”) e il giorno dopo riuscì a vendere buona parte dei gatti per circa 10 dollari ciascuno, arrivando anche a 25-30 dollari per alcuni esemplari più “pregiati”. Diversamente da ciò che pensava, i clienti principali di Thompson furono prostitute, che cercavano un animale da compagnia sia per alleviare le loro tristi esistenze sia per liberarle dai fastidiosi ratti che di notte scorazzavano per le stanze impedendogli non solo di dormire ma anche di lavorare. In un primo tempo si pensò anche che il nome “cat house” per indicare i bordelli (e di “cat” per indicare le prostitute) fosse dovuto proprio a questo episodio dei gatti di Deadwood, ma in realtà il termine ha precedenti.
Gli altri clienti di Thompson furono proprietari di magazzini, empori e saloon.
Purtroppo per Phatty, ciò che non riuscì a vendere la prima volta non riuscì a venderlo mai più: la notte dopo i primi profitti qualcuno (forse un amante dei gatti, forse un rivale) liberò i felini dal carro, facendogli perdere buona parte del guadagno. Tuttavia Thompson non se ne andò da Deadwood a mani vuote, riuscendo ad accumulare una cifra che non ci è dato sapere con certezza ma che probabilmente era molto vicina al migliaio di dollari.

Quest’impresa non fu l’unica del genere ma di sicuro fu la più famosa. Successivamente altri avventurieri opportunisti provarono a sfruttare la nuova moda ma questa durò poco: nel 1879 a Deadwood i gatti erano ormai di casa.


mercoledì 28 giugno 2017

Far West Gazette: la storia del West periodicamente in edicola!

Un caso più unico che raro, nel nostro "bel" paese: una rivista periodica esclusivamente dedicata alla storia del West! È ciò che sarà la Far West Gazette, prodotto editoriale targato Sprea che si occuperà della storia della Frontiera americana in tutte le sue sfaccettature, sulla falsariga delle riviste americane come "Wild West" e "True West".

Il primo numero di "Far West Gazette" sarà in edicola il 30 giugno e costerà 6,90 euro. La rivista è bimestrale e composta da 80 pagine di articoli, rubriche ed editoriali. Alcuni degli articolisti sono scrittori molto noti nel campo western italiano: Luca Barbieri, Domenico Rizzi, Omar Vicari, Renato Panizza (esperto di Guerra Civile americana). Anche il sottoscritto sarà presente con alcuni articoli sul West bianco. Tutti facciamo parte del forum e della comunità di farwest.it con la quale infatti "Far West Gazette" collabora.

venerdì 23 giugno 2017

Stefano Jacurti sul Texone 32!

Le galoppate dell'amico Stefano Jacurti non si fermano al cinema o ai libri ma adesso lo scrittore e regista romano può vantare un'altra tacca sul calcio della sua fedele pistola: niente di meno che la presenza in una storia dell'inossidabile re del fumetto italiano, Tex Willer! È così che avremo quindi occasione di vedere Stefano far parte della nutrita manica di nemici del ranger: il disegnatore Stefano Andreucci ha avuto l'idea di inserire nel Texone "Il magnifico fuorilegge" scritto da Mauro Boselli e in edicola a partire dal 21 giugno, uno dei personaggi di Jacurti portati sul grande schermo nell'ultimo dei suoi film western, Se il mondo intorno crepa. Black Burt, il protagonista del film, è un fuorilegge e un assassino in vena di recitare poesie prima di uccidere, ma nel Texone si trasforma in un crudele bandito chiamato Verdugo, che darà filo da torcere a un giovane Tex in una storia ambientata nel passato, quando lo stesso (futuro) ranger era un ricercato dalla legge! Andreucci ha dunque preso spunto da Stefano/Black Burt dal punto di vista estetico, visto che la penna di Boselli ha scritto un personaggio ben diverso da quello del film.
Comunque sia, è sempre un piacere vedere Stefano, anche se in questo caso dal punto di vista fumettistico! Una grande soddisfazione per il nostro amico che sicuramente, oltre a Clint Eastwood, ha sempre desiderato... essere ucciso da Tex Willer! Chissà se sarà così anche sul Texone? Per scoprirlo, non fatevelo scappare e correte in edicola!
Buona lettura!