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venerdì 22 marzo 2019

[Segnalazione] "Gunfighter. Uomini violenti" è il western di Stefano Di Marino

Nonostante sia stata una sua forte passione sin da bambino, solo negli ultimi anni Stefano Di Marino - uno dei più prolifici autori italiani di letteratura di genere - è sbarcato in libreria con il western. Alcuni racconti in antologie (trovate le recensioni qui e qui), uno speciale storico per il mercato delle riviste, una saga di novelle in digitale ("Wild West", pubblicata da Delos) e un romanzo sempre in digitale (El Diablo, qui la recensione) sono stati i suoi lavori nel genere della frontiera americana. Ma oggi, il grandissimo Di Marino "ritorna" e lo fa con un corposo romanzo pubblicato da Dbooks.it sia in cartaceo che in digitale: Gunfighter. Uomini violenti. L'uscita è prevista a breve, già anticipata da una presentazione di alcuni giorni fa, e il libro sarà disponibile sia sul sito dell'editore che su Amazon. Sarà un'avventura di Ray Hogan, personaggio che è già apparso nell'ultimo racconto di Di Marino, "Bad Lands", e una storia ispirata ai grandi scrittori western come Gordon Shirreffs e John Benteen.

Sinossi
Ray Hogan è un "professionista" della pistola. Nel Sudovest degli Stati Uniti nel 1874 il colonnello Hogan ha portato a termine la sua vendetta, chiudendo un conto aperto con un sadico ufficiale nordista sin dalla Guerra Civile.
Ma la Legge lo raggiunge e gli propone un patto per evitare la prigione. Infiltrarsi nella Cricca di Tucson, un'organizzazione criminale che vende armi agli Apache del capo Nantagira, fuggiti dalla riserva. Ma un piano ancor più diabolico si aggira dietro questi traffici, il sogno folle di una donna decisa a riportare indietro la storia. Anche a costo di scatenare una guerra tra Messico e Arizona. Un'avventura ricca di colpi di scena, tra paesaggi da leggenda e duelli che hanno il sapore del grande cinema western.

giovedì 21 marzo 2019

[Segnalazione] "The Wind", film western horror in uscita

Il prossimo Aprile uscirà, nelle sale americane, l'atteso The Wind, un western-horror paranormale diretto dalla esordiente Emma Tammi e che ha già ricevuto critiche molto positive.

Racconterà la storia di una donna di Frontiera ossessionata dal vento che soffia senza sosta nel bel mezzo della prateria e che sembra nascondere qualcosa di soprannaturale.

Le premesse per un ottimo horror d'atmosfera ci sono tutte, anche il trailer aiuta molto a capire quale sarà il taglio del film. Paranoia e paura sembrano fare da contraltare al vento incessante, che tra l'altro nella realtà storica è documentato come abbia portato molte donne alla pazzia.

C'è la probabilità che The Wind esca anche in italiano, non si sa se al cinema ma anche fosse solo in homevideo sarebbe già tanto di guadagnato.

Guardate il trailer sotto e fatevi trasportare in un assaggio di follia tra le immense praterie del West.


giovedì 14 marzo 2019

[Segnalazione] "Il bestiario umoristico", genialata per chi ama ridere!

Lo so, lo so, questa segnalazione non è western ma non potevo certo esimermi dal diffondere un lavoro di quel geniaccio che è Luca Barbieri! Si tratta del Bestiario umoristico, ultima "fatica" che il nostro buon narratore western ha sfornato insieme all'amico e collega Tino Adamo e pubblicato da Festina Lente Editore. Questi due amici, che lavorano insieme nella redazione della Sergio Bonelli Editore, un bel giorno hanno deciso di raccogliere tutta una serie di vignette (un centinaio) dedicate agli animali ma trasformate in qualcosa di più divertente grazie a un pizzico di fantasia e tanta sana follia che evidentemente caratterizza i due autori! Nel Bestiario umoristico troverete dunque tanti disegni caricaturali dedicati agli animali più strambi e divertenti, tra giochi di parole e semplici cambi di lettera che aprono letteralmente a nuovi modi di guardare la natura! Ma la sorpresa per gli amici appassionati di western c'è anche, la troverete tra le pagine e scoprirete subito perchè!

Immaginate due naturalisti - dice la sinossi - decisi a conquistare fama e gloria esplorando le regioni più impervie e inaccessibili del pianeta, dalle gelide vette himalayane alle profonde fosse oceaniche, dai roventi deserti sabbiosi alle opprimenti giungle tropicali, fino a luoghi mitici come per esempio Atlantide, Lemuria o Busto Arsizio.
Dopo incessanti sforzi, fatiche inenarrabili e mortali pericoli, i due si arrendono all’evidenza: non ci sono nuovi animali da studiare, non esistono animali mai visti prima da occhio umano. Così, annegando la propria delusione nell’alcol, fanno l’unica cosa che persone sensate e responsabili come loro possono fare: li inventano di sana pianta, dando fondo alla loro insana fantasia, e fingono di aver fotografato centootto animali “impossibili” nel corso di un estenuante safari in giro per il mondo.
Beh, a dire il vero, non è andata proprio così, ma questa è un’altra storia, quello che è vero però è che con questo libro, giocando con le parole, gli autori si sono sbizzarriti a disegnare una divertente galleria di animali fantastici assolutamente (in)credibili.


Il Bestiario umoristico è impreziosito dalle introduzioni di due colonne della Sergio Bonelli Editore, gli sceneggiatori Alfredo Castelli e Moreno Burattini.

Per le info dettagliate sul libro vi rimando alla pagina web dell'editore.

domenica 3 febbraio 2019

[Segnalazione] Misteri del Far West: numero speciale in edicola!

Tra qualche giorno in edicola uscirà una pubblicazione più unica che rara all'interno del panorama editoriale non solo da edicola (del quale sarà, per quanto ne so, l'unica del genere mai pubblicata) ma anche librario: un ricco, ricchissimo numero speciale della rivista Misteri interamente dedicato al Far West, alle sue leggende, ai suoi lati oscuri e paranormali e ai miti e alla spiritualità degli indiani.

All'interno troverete una sezione storica introduttiva (scritta e curata dal sottoscritto) e una interamente dedicata ai misteri (scritta da Gian Mario Mollar), che traccia una mappa ideale per approfondire un argomento del tutto sconosciuto ma che ha un fascino difficilmente eguagliabile e tante storie da raccontare.

Quindi state sintonizzati sulle frequenze delle vostre edicole di fiducia, specie quelle del Nord Italia, e se proprio non lo trovate potrete sempre acquistarlo dal sito ufficiale e vi verrà recapitato direttamente a casa.

venerdì 18 gennaio 2019

Il grande silenzio [recensione]

*** L’articolo contiene spoiler ***

Chiariamo subito una cosa: Il grande silenzio è uno dei più grandi western girati, sia americani che italiani. Nel filone degli spaghetti viene unanimemente considerato nella Top Ten ed è da sempre elogiato dagli appassionati, anche da quelli di cinema in generale.
Sergio Corbucci, che pure scrisse e diresse quell’altro capolavoro di Django, riuscì all’epoca (siamo nel 1968) ad anticipare non solo gli stilemi del western all’italiana ma addirittura a capovolgerli totalmente, e nel modo migliore possibile. Possiamo dire che Il grande silenzio diventò uno spaghetti western anomalo ancor prima che venissero definiti, in modo consapevole, i tratti caratteristici (poi divenuti clichè) del genere.
Ribaltando le ambientazioni soleggiate, desertiche e polverose, e le classiche dicotomie banditi = cattivi e sceriffi = buoni, Corbucci porta sullo schermo una storia dove gli uomini di legge sono le carogne e i banditi sono dei perseguitati costretti a vivere di espedienti e nascosti sulle montagne, il tutto in un paesaggio sommerso nella neve, che il regista usa in modo eccellente facendolo diventare uno dei protagonisti.
In questo clima gelido ma allo stesso tempo rovente, dove i cacciatori di taglie sono affamati (di denaro) come lupi e si buttano senza pietà sui disgraziati fuorilegge che osano scendere in paese lasciando la sicurezza della montagna, spicca il personaggio di Silenzio. Interpretato da Jean-Louis Trintignant (al suo unico western) e nato, sembra, da un’idea di Marcello Mastroianni, Silenzio è un letale pistolero muto, un cacciatore di taglie che dà la caccia a chi si merita di morire e che si imbatte in una vendetta che probabilmente riteneva già compiuta. Suo nemico è Tigrero (Klaus Kinski), un bounty killer spietato e crudele, reso più straniante dal doppiaggio italiano e dal suo abbigliamento, infagottato com’è in una sciarpa e in una pelliccia da donna; Silenzio dovrà ucciderlo su commissione di una vedova (Vonetta McGee, qui alla sua prima apparizione).
Il grande silenzio non è quindi un western come tutti gli altri. Anticipando di alcuni anni I compari di Robert Altman, Corbucci inscena un dramma innevato ricco di violenza e di significato, con scene truci e sanguinolente che ben spiccano sul candido della neve. Snow Hill – in realtà Cortina d’Ampezzo, dove il film venne girato nell'inverno del 1967 – è quasi una ghost town, un villaggio da western crepuscolare, costantemente spazzata dal vento e dalle tormente di neve, tiranneggiata da Pollycut (un Luigi Pistilli viscido come un serpente) e tenuta sotto scacco da Tigrero e gli altri cacciatori di taglie.


Il personaggio di Silenzio è un’anomalia nel western e anche all’interno stesso del film: un pistolero muto, così chiamato perché «dopo che è passato, restano solo il silenzio e la morte», usa una pistola semi-automatica Mauser (quindi la vicenda è ambientata dopo il 1896) contro i cacciatori di taglie che in realtà dovrebbero stare dalla parte della legge. Ma a Snow Hill la legge non c’è, arriverà nella persona di Gideon Corbett – interpretato da Frank Wolff – uno sceriffo brontolone ma acuto che avrà il suo bel daffare contro Tigrero e la cricca di Pollycut.
Gli scenari innevati, dicevamo, aggiungono il tocco perfetto all’atmosfera lugubre e crepuscolare del Grande silenzio, caratteristica studiata attentamente da Corbucci nella sua idea di rivisitare il western italiano che ancora western italiano maturo non era.
Ma fin qui potrebbe essere una sorta di ordinaria amministrazione. Ciò che nel Grande silenzio fa ancor di più la differenza è invece il finale, che non solo smonta tutto quello che succede nel film ma smonta la consuetudine cinematografica. Quando, dopo averle prese dai cattivi, essere stato ferito in modo anche abbastanza grave, il protagonista/eroe è nel momento di rimettere le cose a posto e far trionfare la giustizia, Corbucci cambia le carte in gioco: niente happy ending, niente ripristino della legge e dell’ordine, niente di così consuetudinario e prevedibile: Tigrero farà fuori Corbett, la vedova e soprattutto Silenzio, dopo avergli sforacchiato le mani. Un finale che fece infuriare i produttori, che pretesero l’happy ending e lo imposero a Corbucci. Il buon Sergio, difendendo invece la sua scelta con i denti, girò appositamente un finale alternativo dove Silenzio e Corbett uccidevano Tigrero e i cacciatori di taglie, ma lo girò in modo così osceno che alla fine i produttori si arresero (questo finale è disponibile negli extra delle versioni in dvd del film).
E nacque così la leggenda del Grande silenzio, dove lo spaghetti western viene ribaltato ancor prima di rendersi conto di sé stesso, nonostante l'allora recentissimo boom di Sergio Leone (che, come sappiamo, fissò le leggi del genere), un'opera coraggiosa che andò contro le aspettative del pubblico ed ebbe addirittura il divieto di visione per i minorenni. Un lavoro magistrale ricco di significati e di scelte controcorrente che si mischiano sì a quelle di routine e stereotipate ma allo stesso tempo le rifiutano imponendone il loro contrario.