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sabato 30 maggio 2020

"A Texas Cowboy's Journal" di Jack Bailey e David Dary [recensione]

Una testimonianza di primissima mano, direi in tempo reale, sulla vita e il lavoro del cowboy durante il trasferimento delle mandrie ci viene da Jack Bailey, che nel 1868 scrisse un diario mentre guidava il bestiame dal Texas al Kansas. Nei primi anni del 2000 questo diario, consistente in un taccuino consumato dal tempo e persino privo delle prime 18 paginette, venne alla luce e, dopo un certosino lavoro di trascrittura e curatela, venne pubblicato nel 2006 dalla mitica University of Oklahoma Press in un volumetto tascabile e rilegato di poco più di cento pagine (rieditato nel 2014 in paperback, che è l'edizione che sto recensendo).
L'autore riporta, in una scansione giorno per giorno, gli avvenimenti che si susseguono durante i tre mesi della transumanza verso nord, verso i mercati di Abilene, attraverso il Territorio Indiano su su fino ai terminali della ferrovia che in quegli anni erano appena nati o avevano non più di un paio d'anni di vita. Nelle voci che compongono il diario Bailey racconta di stampede, incontri con i soldati e gli indiani, condizioni della pista, del terreno, del clima e del bestiame, avvistamenti di altre mandrie in movimento, piccoli villaggi o praterie deserte, attraversamento dei fiumi e numerosi punti di riferimento geografici che il curatore David Dary (storico, purtroppo recentemente scomparso, che ha scritto un buon numero di ottimi libri su numerosi aspetti della storia sociale del West), con le sue puntuali note a piè di pagina, ha ricercato e spiegato in modo da provare a dare un contesto geografico quanto più possibile preciso alla marcia che Bailey intraprese, poichè comunque molti dei luoghi che lui cita sono scritti erroneamente o scambiati per altri. Dary offre anche chiarimenti sulle persone che Bailey incontra durante la marcia o che fanno parte della sua squadra; chiarimenti necessari in quanto lo stesso Bailey non riporta quasi mai i cognomi dei suoi compagni o vi si riferisce solo con i nomignoli, per non parlare poi della confusione che genera con la mancanza di punteggiatura.
Purtroppo però il difetto del libro è proprio la scelta del curatore (e dell'editore), probabilmente comunque corretta, di trascrivere e stampare il diario comprensivo di tutti gli errori di grammatica e di ortografia (sebbene aggiungendo le correzioni) che rendono la lettura molto difficile in molti punti. Dal punto di vista del contenuto, comunque, il diario è - come è normale - ripetitivo e allo stesso tempo poco approfondito (come lo stesso Bailey dichiara alla fine). Al di là delle difficoltà di lettura il libro è comunque forse l'unica pubblicazione che riporta in presa diretta, giorno per giorno, la vita di un cowboy. Non ci troverete nulla di romantico nè di particolarmente avventuroso, ma uno spaccato di vita quotidiana che è un documento eccezionale dal punto di vista storico. Un appassionato o uno studioso non può non leggerlo, anche a costo di dover applicare più attenzione del solito alla lettura (con un po' di perspicacia e perseveranza molti dei punti più ostici possono essere superati e compresi, aiutandosi con le note o con l'intuizione). Anche nella prefazione e nell'introduzione si sottolinea il valore storico di questo manoscritto, unico nel suo genere anche perchè descrive il primissimo periodo delle transumanze di cui, di prima mano, c'è poco in giro e meno ancora di diari originali come questo. Entrando negli anni 70 cambieranno alcuni modi di condurre i trasferimenti del bestiame, in particolare nessuno si sognerà mai di portare con sè la propria famiglia (come succede nell'avventura di Bailey) e ci saranno nuove e più dirette piste verso nord (come la Chisholm), nonchè insediamenti già "rodati" in cui far convergere le mandrie.
Personalmente anche io consiglio la lettura di questo volumetto, tra l'altro ottimamente impaginato, con alcune illustrazioni e foto (purtroppo troppo piccole, dato il formato del libro) e una splendida copertina. Peccato che l'Oklahoma Press abbia prezzi salatissimi per le sue pubblicazioni, con questo in particolar modo data la brevità e le piccole dimensioni.

A Texas Cowboy's Journal: Up the Trail to Kansas in 1868
di Jack Bailey
curato da David Dary, trascritto dal manoscritto originale da Charles E. Rand
University of Oklahoma Press, 11 cm, 111 pagine
Scheda libro dal sito dell'editore

mercoledì 26 febbraio 2020

"Tomahawk" di Paul Wellman, edizione Odoya: le guerre indiane

L'editore Odoya continua, con nostra euforia, a sfornare titoli sulla storia del West. A questo giro però tocca ad una ristampa, uscita una trentina di anni fa per Rusconi: Tomahawk di Paul Wellman. Wellman è uno scrittore, storico e romanziere, molto conosciuto nell'ambito western, e con questo libro (uscito per la prima volta nel 1934) volle portare a conoscenza del pubblico una parte della storia delle guerre indiane, nello specifico quella relativa alle pianure. Quindi Custer, Chivington, Sioux, Cheyenne, ecc. Successivamente, a questo volume ne fece seguire un altro (Guerrieri nel deserto, Rusconi) dedicato agli scontri nel Sudovest, quindi con Apache, Navajos, Comanche, ecc. Insomma, la sua è una vera e propria storia delle guerre indiane onnicomprensiva. Non so se Odoya farà uscire anche la seconda parte, quasi sicuramente sì, in ogni modo se mai sarà ne darò come sempre segnalazione qui sul blog.
Intanto godiamoci questa prima parte. Certo, il libro è molto datato e negli Stati Uniti dopo questo ne saranno usciti a migliaia ma ciò non toglie il valore storiografico di quest'opera, nè l'utilità di una sua riproposizione in libreria.
Vi lascio di seguito la sinossi e vi ricordo che il libro sarà disponibile da domani, 27 febbraio.

Nel 1834 la “questione indiana” risultava risolta. Con la firma del trattato, gli indiani accettavano un vasto territorio, quasi uno stato autonomo, dove avrebbero potuto vivere in libertà. Poi, all’improvviso, esplosero le ribellioni, le prime battaglie. Che cosa aveva provocato la svolta nei rapporti fra i bianchi e gli indiani? La storia non ha dubbi: i conquistatori europei non rispettarono i patti. La loro avidità li spinse a forzare i confini, a penetrare nel territorio indiano e conquistarlo con la forza. Le tribù disseppellirono l’ascia di guerra. Iniziò un trentennio di agguati, scontri, carneficine, battaglie. La miccia che diede fuoco alle polveri non fu soltanto il dominio delle terre, ma un’antitetica concezione della vita. Gli indiani pensavano che la terra fosse un dono del Grande Spirito, non concepivano la proprietà. Vengono passate in rassegna le grandi battaglie, come Washita o Little Bighorn e dedicate pagine memorabili ai leggendari capi guerrieri come Cavallo Pazzo, Nuvola Rossa, Giuseppe, Toro Seduto. Sullo sfondo dei massacri di Sand Creek, Meeker, spiccano le figure dei generali Custer, Sheridan, Miles e Crook.

sabato 14 dicembre 2019

"Queho" di Christian Sartirana, raro esempio di slasher-western [segnalazione e recensione]

Da qualche settimana è uscito, in edizione indipendente e disponibile via Amazon, un romanzo western-horror di un giovane scrittore, Christian Sartirana, intitolato Queho. L'uomo nero dell'ovest. Questo romanzo breve è la storia in versione horror/weird di un personaggio realmente esistito, un mezzosangue che agli inizi del Novecento seminò morti per tutto lo stato del Nevada, fino a fare una morte solitaria in una caverna di qualche canyon. Da contraltare alla versione romanzata c'è pure, in appendice, un breve articolo di Gian Mario Mollar che invece racconta la vera storia di Queho, sconfinando anche in veloci accenni sull'antropologia e la storia dei Giganti, a cui le vicende di Queho sembrano legate.
Ma è naturalmente il romanzo breve il cuore del libro. Un cuore davvero solido e bello pimpante, un sentito omaggio al caro vecchio slasher che è pure abbastanza difficile da trovare nei (comunque rari) crossover narrativi tra western e horror.
Com'è logico, Sartirana diverge in molti punti dalla storia originale di Queho, romanzandola e creando nuovi personaggi, nuovi dettagli e nuovi snodi narrativi (e naturalmente un finale degno). In sostanza, della storia vera di Queho c'è ben poco e l'autore si è potuto sbizzarrire raccontando una storia horror di quelle "vecchio stile" nel senso che è ricca di scene e particolari raccapriccianti, con fiumi e fiumi di sangue, organi e membra che riempiono le pagine e la mente del lettore.
Nella trama molto essenziale - poco altro rispetto a Queho che arriva nel villaggio di White Crow dopo essersi lasciato dietro una scia di morti ammazzati in malo modo - spiccano i bellissimi dialoghi e alcuni personaggi molto interessanti come gli sceriffi di White Crow e Crystal Lake (chiaro riferimento e omaggio al campeggio del film Venerdì 13). Un po' pallidi invece, a mio avviso, quelli che dovrebbero essere i principali, cioè il ranchero e la proprietaria dell'unico saloon del paese. Anche le ambientazioni, pur senza particolari dettagli o guizzi e quindi nella loro essenzialità, sono ben costruite, sebbene in un western a mio parere debbano giocare un ruolo fondamentale.
A rendere il romanzo un chicca è comunque la lettura fluida nonchè alcuni dettagli azzeccati e in particolare quelli tipicamente slasher (come del resto esplicitamente confermato dallo stesso Sartirana, che ha voluto spingere l'horror all'estremo, puntando dunque al gore esplicito) a cui si aggiunge una vena, emersa ancor di più nella parte finale, weird/fantascientifica per spiegare un po' gli strani accadimenti di White Crow e in particolare della vita di Queho.
A corollario di tutto ciò, c'è non solo il bizzarro formato del libro (stretto e lungo) ma anche la scelta dell'autore di alternare capitoli di pura narrazione a capitoli strutturati a mò di sceneggiatura, senza descrizioni dettagliate ma con solo linee di dialogo introdotte dal nome di chi parla.
Consiglio dunque l'acquisto (via Amazon, in ebook o cartaceo, oppure richiedendolo allo stesso autore dal suo profilo Facebook) e la lettura di Queho, non solo per la bella prosa di Sartirana e per i forti dettagli della vicenda ma anche per leggere un western sanguinolento che, all'interno del filone western-horror, è rarissimo da trovare.

venerdì 1 novembre 2019

[Segnalazione] "Il re dei topi" di Luca Barbieri

In un mondo aspro e ostile, dominato da una natura predatrice e popolato da un'umanità folle e crudele, Hermo Aymonod è un uomo disperato in cerca di redenzione, al quale non resta che avventurarsi per strade sconosciute, affrontando le insidie di sabbie solcate da pinne minacciose, sotto cieli attraversati da misteriose creature pronte a trasformare gli sfortunati viandanti in orribili mostri. La via intrapresa, però, non offre soltanto morte e sofferenza: i nemici, a volte, si trasformano in alleati, e gli occhi sottili e dolenti di una guerriera dispersa, esiliata dalla propria terra, diventano isole dove un naufrago può trovare un insperato approdo.

È questa la trama de Il re dei topi, il nuovissimo romanzo dell'amico Luca Barbieri, appena uscito per l'editore Dbooks.it. A questo giro Luca ha voluto essere piuttosto misterioso e per esempio il sottoscritto non sa niente di più di quel che riporta la sinossi sopra. Conoscendo Luca ci sarà da divertirsi a scoprire le sorprese che le 350 pagine del romanzo ci riserveranno. Intanto sappiamo che Il re dei topi sarà un romanzo cross-over western-horror-fantascienza e di conseguenza la curiosità non può che essere alta.

Il romanzo è uscito questa settimana ed è disponibile. in cartaceo, sia su Amazon che su Ibs. Non fatevelo scappare!

mercoledì 23 ottobre 2019

"Dove soffiano i venti propizi" di Michele Tetro [recensione]

Una parte della storia del West che non è mai stata molto considerata in italiano è quella relativa ai primi quarant'anni del centenario della conquista del continente, quelli che vanno dal 1804 (quando cominciò la spedizione di Lewis e Clark) al 1848 con la scoperta dell'oro in California. In quei quarant'anni tutta la zona a ovest del Mississippi venne battuta da numerose spedizioni di esplorazione, da cacciatori di pellicce e da avventurieri. A raccontare le gesta di tutti questi protagonisti è oggi Michele Tetro, che per l'editore Odoya pubblica Dove soffiano i venti propizi, un corposo saggio di divulgazione storica che ci racconta come avvenne la prima parte della conquista del West. Nella prima delle tre parti in cui è diviso il libro, Tetro racconta la storia delle esplorazioni: la scoperta di Colombo, poi spagnoli, francesi e inglesi dal Messico al Canada e infine gli americani come Lewis e Clark ansiosi di sapere cosa si nascondesse nelle selvagge regioni che Jefferson aveva comprato da Napoleone nel 1803 e noti con il nome di Territorio della Louisiana (che comprendeva in realtà più o meno il terzo dell'attuale estensione degli Stati Uniti). In questa sezione trova posto anche il racconto della tragedia della carovana Donner, bloccata dalla neve di montagna e costretta al cannibalismo.
Nella seconda parte si legge una corposa mole di biografie di trapper (cacciatori di pellicce) famosi che aprirono il West ai coloni trovando piste, scoprendo passi e passaggi e cercando di commerciare pacificamente con gli indiani. Ci sono tutti quelli più leggendari del West: John Colter, Hugh Glass, Jim Bridger, Mangiafegato Johnson, i fratelli Bent, Jedediah Smith e tantissimi altri. Personaggi fuori dal comune, sopra le righe, selvaggi e indomabili, coraggiosi ma anche un po' svitati, solitari e dalla tempra d'acciaio.
La terza e ultima parte illustra le corse all'oro in California e in Klondike.
A concludere l'opera ci sono, sparsi tra le 360 pagine, numerose illustrazioni e box di approfondimento molto ben fatti, ricchi di informazioni e che vanno anche a toccare il cinema, con tanti riferimenti ai film dedicati alle vicende e ai personaggi di cui si parla nel libro.
Il libro è una buonissima opera di sintesi, ricco di dettagli geografici (le tappe, i percorsi, gli accampamenti, i fiumi, le montagne, le piste) sebbene al contrario poco approfondito in quelli storici (per esempio la parte sulle corse all'oro è estremamente succinta, così come alcune delle biografie che hanno avuto un capitolo a sè). Dove soffiano i venti propizi è tuttavia un libro decisamente meritorio perchè fa luce su un periodo poco considerato dai nostri editori (che quando decidono di proporci qualcosa sulla storia del West sembra che per loro siano esistiti solo gli indiani) e che invece, come dimostra la ricerca di Tetro, ha tantissimo da offrirci e per giunta un tantissimo di estremo interesse.