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lunedì 8 luglio 2019

"Apache. Una leggenda americana" di Stefano Di Marino [recensione]

Scrivere degli Apache, e in particolare della loro storia, non è facile, specie se non si è storici con una buona esperienza di ricerca alle spalle. Non è facile per via dei tanti avvenimenti e personaggi che si sono susseguiti, in particolare le varie fughe e rientri dalle riserve di cui è facile perdere il conto, e non è facile per via della strana mentalità degli indiani in quanto tali e che è ben lontana da quella dei bianchi. Eppure Stefano Di Marino (che ormai, qui sul blog, conosciamo bene) ci ha provato. Come egli stesso scrive nell'introduzione, questo suo Apache. Una leggenda americana - che esce per Odoya, lo trovate in libreria già da una settimana - non è inteso come un lavoro storiografico ma è piuttosto una sorta di cavalcata selvaggia nel mondo dei guerrieri del Sudovest e negli eventi più conosciuti della loro storia, dove non c'è molto da interpretare ma piuttosto da raccontare. E in questo Di Marino, forte della sua pluridecennale esperienza, è un maestro. Il suo racconto, come la storia degli Apache, è denso di storie e aneddoti ben calibrati.
Con la prima parte del libro ci introduce alla cultura propria degli Apache: la società, la vita quotidiana ma soprattutto la loro concezione della guerra, con le loro tattiche, le armi, la formazione del guerriero e l'importanza che davano ai riti religiosi, accuratamente e inestricabilmente intrecciati con quelli della guerra. Superstizioni e sforzi fisici non indifferenti erano la base della loro concezione di vita e di combattimento.
La seconda parte del libro è più storica, con la narrazione secca e concisa degli eventi che videro la nascita, l'ascesa e la caduta di questa fiera nazione indiana. Emergono i loro capi, dagli sciamani agli uomini di medicina fino ai veri e propri leader guerrieri: Mangas Coloradas, Juh, Cochise, Victorio, Geronimo e tanti altri... Emergono i loro nemici dell'esercito, i generali e gli ufficiali che li combatterono o anche solo i semplici soldati che diedero spesso la loro vita sul campo di battaglia nel tentativo, spesso vano, di fermare le violentissime scorrerie.
L'ultimo capitolo, infine, è una passeggiata nel mondo dell'intrattenimento a tema apache: Di Marino segnala e consiglia titoli di libri, film e fumetti, per comprendere anche come spesso questi media abbiano forzato la Storia per i fini del sacro fuoco creativo.
Con Apache emerge, in 245 pagine, il volto di un popolo guerriero, spietato e selvaggio. Non un bel volto, comunque. Niente di eroico o romantico, come invece ci è stato tramandato da cinema e letteratura. Un volto che forse non è dettagliato (inevitabile, data la brevità del libro) ma che di sicuro è perlomeno comprensivo di tutto quel che c'è da sapere. In particolare è da apprezzare il focus sugli eventi militari, con descrizioni di battaglie, fughe, sganciamenti, ritirate, agguati fulminei e movimenti delle due parti in guerra, per di più con l'"incomodo" di una seconda pedina, i messicani. Ma la cavalcata di questa più che centenaria storia procede spedita, quasi come in un romanzo. Intrecciate a fotografie d'epoca e immagini di copertine e locandine di film e libri (dalla dubbia scelta grafica della loro presentazione), le parole portano alla luce l'impossibilità di due mondi di venire ad un punto di contatto condiviso, lasciando quindi spazio solo alla violenza, attraverso la quale sarà inevitabile la vittoria di una sola delle parti, mentre l'altra sarà destinata non alla sconfitta ma alla totale sparizione.
Mi sento dunque di consigliare questo nuovo libro di Di Marino, per alcuni motivi: una comprensiva storia degli Apache che, pur ben lungi dall'essere esaustiva (manca, per esempio, la battaglia di Fort Apache seguita agli scontri sul fiume Cibecue), ha il pregio di riportare all'attenzione dei lettori e degli appassionati le vicende della più feroce tribù indiana; l'interessante zoom sul punto di vista militare; e infine uno stile scrittura come sempre piacevole da leggere.

mercoledì 26 giugno 2019

Il western al femminile: "Profumo di riscatto" di Tiziana Lia

Sembrerà strano, ma a quanto pare Western Campfire è letto e frequentato anche da donne, ne ho avuto conferma da un certo numero di messaggi che mi sono arrivati tra email e pagina Facebook. Al che mi è venuta l'idea, opportunamente punzecchiato, di segnalare qualcosa che facesse piacere a loro, qualcosa che fosse prettamente nel loro stile "più comunemente conosciuto" e che magari gli facesse conoscere altre storie rispetto a quelle, numerosissime, che nel corso di tanti anni sono apparse (e appaiono ancora, per quel che ne so) nei famosi romanzi rosa Mondadori. Premetto che il romanzo che sto segnalando in questo post non l'ho letto ma ripeto è un'occasione (sicuramente unica) di dare un'indicazione di lettura anche alla parte più bella della vita di un rude uomo di Frontiera.

Quindi Profumo di riscatto è un western al femminile scritto da Tiziana Lia e pubblicato dall'editore DRI, specializzato nei romanzi rosa "pizzi e merletti" comunemente conosciuti come "regency" e orientati al target femminile. Solo che nel caso di Profumo di riscatto ci si discosta da questa etichetta perchè la storia, ambientata nel West americano dell'Ottocento, tende più verso il romanzo storico, con la presenza di personaggi realmente esistiti e una certa cura nell'ambientazione (come dovrebbero essere tutti i romanzi, aggiungo io, specialmente i western), testimoniata anche dalla presenza di un glossario in appendice "che aiuta il lettore a comprendere al meglio lo scenario storico del tempo" dice l'autrice (e un'eccellente idea, aggiungo io). Occhio quindi all'ingannevole copertina, che usa quei merletti solo perchè sono un marchio distintivo dell'editore. Dovrebbero (io devo usare in condizionale) quindi essere "salvi" (io per primo :D ) quelli che proprio non riescono a digerire il classico romanzo rosa.

La trama recita così:

10 Maggio 1865. Un’unica notte ha sconvolto la vita di due giovani e il destino sembra giocare con loro anni dopo.
Con una vita da ricostruire in Oregon e il desiderio di riscattarsi, Julia Montgomery si batte ogni giorno contro i pregiudizi della società, mentre Daniel Duncan ha una certezza: deve nascondersi. Nessuno dei due desidera l’amore nella propria vita, ma se il cuore facesse crollare ogni loro certezza?
Sarà questo lo scontro più difficile da vincere, soprattutto quando il passato torna inesorabile a chiedere un conto salato. La speranza di ritrovarsi è l’unica fiammella che tenta di restare accesa, ma il tempo corre e il mondo cambia attorno a loro. In un’America da costruire a scapito dei deboli, il destino terrà ancora in modo beffardo i fili delle loro vite?


In questo romanzo ci sono gli Indiani e ci sono i confederati (ma non c'entra molto la Guerra Civile, il periodo considerato è dal 1865 al 1873) e c'è una storia con un intreccio da romanzo storico ma col tocco femminile che contraddistingue il catalogo dell'editore che lo pubblica. È quindi una lettura adatta alle donne e anche con una scrittura piacevole da leggere, a giudicare dai pochi stralci di storia che ho avuto modo di leggere.
Ovviamente il libro è fruibile da tutti gli appassionati di western in generale, ma c'è da segnalare che, come dice l'autrice stessa, "Non ci sono sparatorie o classiche scene da film".
Quindi, donne di Western Campfire, apprezzate lo sforzo del sottoscritto di proporvi qualcosa quasi agli antipodi della filosofia del blog e non fatemi fare brutta figura con l'autrice: comprate il suo romanzo e dategli una possibilità. Lo trovate esclusivamente su Amazon sia in versione digitale che cartacea, al prezzo rispettivamente di 3 e 16 euro.

lunedì 17 giugno 2019

[Segnalazione] "Apache. Una leggenda americana" di Stefano Di Marino presto in libreria

Sono stati una delle tribù più affascinanti della storia d'America, con la loro fierezza, la loro crudeltà, la loro inflessibilità e il loro essere sempre in guerra col mondo e pure tra di loro. Questi erano gli Apache, i predoni del sudovest americano che hanno fatto la storia delle guerre indiane. E proprio questa storia e tutta la loro cultura saranno descritte da Stefano Di Marino nel suo nuovo lavoro di saggistica, Apache. Una leggenda americana. Questo titolo segna il ritorno alla divulgazione western della casa editrice Odoya, che da sempre ha un occhio attento alla pubblicazione di opere sulla storia del West sia bianco che rosso.
Il saggio di Di Marino è una cavalcata a fianco dei guerrieri Apache e sarà senz'altro un libro da avere nella propria biblioteca western, proprio perchè scritto da un autore che ha sempre avuto un forte interesse per questa tribù e ne ha raccontato le gesta pure in alcuni racconti e romanzi (se cercate sul blog troverete i titoli).
L'uscita di Apache. Una leggenda americana è prevista per la fine del mese, potete già prenotarlo pure nelle librerie online. Di seguito vi lascio la sinossi.

Celebrati da cinema e romanzi, gli Apache sono entrati nella storia come abilissimi guerrieri che dominarono il Sudovest degli Stati Uniti dai tempi degli spagnoli sino agli ultimi fuochi delle guerre indiane. Geronimo fu l’ultimo capo di guerra ad arrendersi e il suo nome è diventato il grido di battaglia dei paracadutisti americani in guerra contro il Giappone nella Seconda guerra mondiale e il nome dell’operazione per la cattura di Osama Bin Laden. Stefano Di Marino illustra la storia di questo popolo, i modi di vita, l’epopea militare con un taglio divulgativo e avvincente; un testo che insegue la leggenda tra i segni della storia, citando avversari, generali, soldati e coloni in una carrellata nella quale emergono i vari clan e i loro capi sino ai cruenti anni della guerra che determinò la definitiva sconfitta degli Indiani d’America. Il testo cerca anche di stabilire un ponte tra questi irriducibili predoni (perché tali erano, pur avendo subìto innegabili torti) e i moderni terroristi della Guerra Santa, trovando analogie e punti di contatto sia sotto il profilo bellico che ideologico. Alla cronaca dei fatti e all’approfondimento di personaggi e azioni militari si abbina un elenco di film e di romanzi, persino di fumetti, che hanno alimentato quella che si può definire senza dubbio una leggenda americana, ancora oggi vivissima nell’immaginario. Senza moralismi, senza interpretazioni politiche ma con l’intento di raccontare gli Apache, e il loro mondo, per quello che erano.

domenica 26 maggio 2019

"The Kid" di Vincent D'Onofrio, con Ethan Hawke [recensione]

! Attenzione, la recensione
contiene spoiler !

La prossima settimana, direttamente in homevideo, uscirà il nuovo western The Kid, diretto da Vincent D'Onofrio. Il film è una rivisitazione, o per meglio dire una finta ricostruzione, degli episodi che videro fronteggiarsi Billy the Kid (interpretato da Dane DeHaan) e Pat Garrett (il sempre bravo Ethan Hawke).
Vincent D'Onofrio, che ha anche una piccolissima parte nel film, decide però di non attenersi ai fatti storici nudi e crudi ma di intrecciare questi con una vicenda di pura fantasia, quella di una ragazza e di suo fratello che, dopo aver ucciso il padre violento, scappano dallo zio (Chris Pratt irriconoscibile) che vuole vendicarsi. Proprio per questo motivo, per quanto mi riguarda, il film perde parecchi punti: a mio modo di vedere, o ricostruisci i fatti nella loro vera dimensione (come bene o male fecero Tombstone e Wyatt Earp, giusto per citarne due) oppure realizzi qualcosa di originale senza dover forzare la Storia. Per esempio la scena della cattura del Kid a Stinking Spring, oltre ad avere alcuni errori nella ricostruzione, mostra che con lui c'erano anche questa ragazza con il fratello, cosa che ovviamente nella realtà non successe.
Anche il personaggio di Dave Rudabaugh viene stravolto, infatti nel film viene impiccato a Santa Fe (siamo nell'anno 1881) mentre nella realtà Dave morì in Messico nel 1886, e non impiccato ma crivellato di pallottole e poi decapitato.
Per chiudere la citazione delle scene sbagliate, non può mancare quella dell'uccisione del Kid, che nel film viene mostrata in modo diverso da come avvenne realmente, con Garrett che si nasconde nel vano di una porta e spara a Billy che si sta arrostendo un pezzo di carne in un cortile.
Per il resto, il film non è proprio un granchè. Gioca tutto sulla figura di Billy e Garrett (il primo molto somigliante a quello vero, il secondo no) ma le vicende secondarie mancano di interesse perchè le motivazioni degli altri due protagonisti (la ragazza - Leila George - e il fratello - Jake Schur, che si rivelerà decisivo) sono abbastanza deboli e anche incomprensibili per certi versi.
Pure gli effetti speciali un po' dozzinali (usati negli spari e nelle ferite) lasciano con l'amaro in bocca, mentre sono soddisfacenti la fotografia, le armi e i costumi, nonchè la ricostruzione scenografica.
Alla fine della fiera, The Kid è un'occasione sprecata di ricostruire gli scontri tra Billy the Kid e Pat Garrett come realmente avvennero e davvero faccio fatica a capire il perchè dell'inserimento di vicende che mai successero nella realtà invece di realizzare un western originale in cui poterle anche sviluppare meglio, visto che comunque in questo film sono pure abbastanza deboli. L'unica nota davvero positiva è il solito Ethan Hawke che anche stavolta trascina il film, mentre per la figura di Billy c'è poco da dire.

domenica 5 maggio 2019

"Gunfighter. Uomini violenti" di Stefano Di Marino [recensione]

La pubblicazione di Gunfighter. Uomini violenti era stata preceduta da un racconto, apparso nell'antologia Sangue selvaggio e intitolato "Bad Lands", che introduceva il personaggio di Ray Hogan, protagonista di entrambe le storie. Ma se nel racconto Hogan si trova ad attraversare un deserto infestato da indiani cannibali, in un incrocio tra il western e l'horror, in Gunfighter viene calato in una vicenda tipicamente western con varie declinazioni nell'avventura. Del resto l'autore, Stefano Di Marino, è sicuramente lo scrittore italiano contemporaneo che meglio rappresenta l'Avventura all'interno delle pagine stampate.
Nell'Arizona delle guerre tra esercito e indiani Apache, Ray Hogan dovrà fare buon viso a cattivo gioco e togliere le castagne dal fuoco alla Pinkerton se non vuole essere condannato alla forca. E così tra Arizona e Messico, tra rurales e Buffalo Soldiers, il pistolero si infiltrerà nelle bande che commerciano fucili con gli indiani e cercherà di porre fine agli sporchi giochi di potere e alle atrocità del capo indiano Nantagira.
Nel corposo volume scorrono pagine piene di azione e avventura, con Hogan che in alcuni punti sembra una sorta di 007 calato in epoca western. La vena avventurosa "esotica" di Di Marino è evidentemente impossibile da nascondere e infatti riappare in tutta la parte ambientata in Messico, ma non aggiungo altro per non rovinarvi la lettura. Gli Apache appaiono in tutta la loro ferocia, come ben hanno insegnato film come Nessuna pietà per Ulzana, e con il loro carico di fughe tra le montagne e fulminee battaglie con gli eserciti americano e messicano. Tutta la realtà storica è peraltro ben ricamata tra le maglie della trama, anche se in alcuni punti (specie nella prima parte del romanzo) forse si ammassa un po'. Ma la lettura scorre veloce e piacevole, come sempre accade con i lavori di Di Marino, trasportati negli ambienti più diversi della Frontiera, sulle orme ora di Hogan ora di Nantagira o dei comancheros, sia messicani che gringo.
In mezzo alle tante cose buone del romanzo, tuttavia, spiccano purtroppo i numerosissimi refusi che fanno precipitare il piacere della lettura sotto zero, in una sequenza di picchi e depressioni che, sebbene rapiti dalla vicenda narrata, lascia frustrati.
Nonostante ciò, comunque, non posso non consigliare questo romanzo, in virtù di una storia classica western che ha davvero il sapore di quei romanzi degli anni Settanta dove la trama era sempre in movimento, il ritmo veloce e i protagonisti sempre tra l'incudine e il martello. Gunfighter ne è un esempio che merita decisamente la lettura.