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martedì 11 luglio 2017

I gatti più famosi del West

Nella seconda metà degli anni 70 dell’Ottocento le Black Hills del Dakota erano in fermento per la corsa all’oro che, sotto traccia, le vedeva meta di centinaia di affamati cercatori. La zona, al tempo ancora proprietà degli indiani, era un barile di polvere da sparo la cui miccia era costituita da Deadwood. Questa cittadina sorta in territorio indiano in quattro e quattr’otto è una delle più famose della storia del West per via, ma non solo, della violenza che vi regnava notte e giorno. Ma Deadwood non era infestata solo da bari, prostitute, ladri e tagliagole… Una razza di animale diversa, su quattro zampe, la teneva sotto scacco: i topi. Questi roditori avevano letteralmente inondato le strade fangose e creavano danni ingenti soprattutto ai proprietari degli empori, che dalla notte al giorno si vedevano svuotare sacchi interi di generi alimentari, con una perdita stimata tra i 10 e i 20 dollari al giorno.
Un numero del giugno 1877 del Black Hills Champion testimonia quanto Deadwood avesse bisogno della soluzione più ovvia:

“Ci siamo chiesti spesso come mai alcuni intraprendenti speculatori non abbiano ancora pensato di importare un carico di gatti nelle Black Hills. Un semplice carro da trasporto potrebbe essere sistemato in modo da contenere con sicurezza duecento gatti. Questi gatti si possono trovare, con un costo basso o nullo, in ogni città lungo il corso del fiume Missouri, e qui da noi troverebbero un mercato pronto a riceverli e a pagarli un prezzo medio di dieci dollari ciascuno. Un uomo tanto coraggioso e intelligente da portare un carico di gatti nelle Black Hills potrebbe vantarsi di aver trovato una ricca vena felina”.

Quest’occasione venne presa al volo dal carrettiere Phatty Thompson, che aveva un’impresa di trasporti lungo la tratta Denver-Cheyenne-Black Hills. A Cheyenne, Thompson si fece aiutare da un gruppo di ragazzini a catturare quanti più gatti possibili, pagandoli 25 centesimi ciascuno. Poi costruì un carro apposito per il trasporto, modificando il cassone in una serie di scomparti, vi caricò gatti e cibo e partì alla volta di Deadwood.
Al tempo il viaggio via carro tra Cheyenne e Deadwood richiedeva circa due settimane. Thompson ebbe problemi nell’attraversamento dello Spring Creek, dove il suo carro si impantanò, cadde di fianco e andò in pezzi, liberando tutti i gatti. Recuperarli fu un’impresa non di poco conto. Un po’ con l’aiuto del cibo, un po’ con quello di alcuni generosi cercatori d’oro, Phatty riuscì a recuperare – con una perdita relativa – i felini e ripartire finalmente per Deadwood.

La boomtown si rivelò davvero una miniera per Phatty Thompson. All’arrivo si assicurò l'autorizzazione alla vendita dei gatti direttamente dallo sceriffo Seth Bullock (che nel suo diario scrisse: “Commerciante da Cheyenne con un carro pieno di gatti domestici”) e il giorno dopo riuscì a vendere buona parte dei gatti per circa 10 dollari ciascuno, arrivando anche a 25-30 dollari per alcuni esemplari più “pregiati”. Diversamente da ciò che pensava, i clienti principali di Thompson furono prostitute, che cercavano un animale da compagnia sia per alleviare le loro tristi esistenze sia per liberarle dai fastidiosi ratti che di notte scorazzavano per le stanze impedendogli non solo di dormire ma anche di lavorare. In un primo tempo si pensò anche che il nome “cat house” per indicare i bordelli (e di “cat” per indicare le prostitute) fosse dovuto proprio a questo episodio dei gatti di Deadwood, ma in realtà il termine ha precedenti.
Gli altri clienti di Thompson furono proprietari di magazzini, empori e saloon.
Purtroppo per Phatty, ciò che non riuscì a vendere la prima volta non riuscì a venderlo mai più: la notte dopo i primi profitti qualcuno (forse un amante dei gatti, forse un rivale) liberò i felini dal carro, facendogli perdere buona parte del guadagno. Tuttavia Thompson non se ne andò da Deadwood a mani vuote, riuscendo ad accumulare una cifra che non ci è dato sapere con certezza ma che probabilmente era molto vicina al migliaio di dollari.

Quest’impresa non fu l’unica del genere ma di sicuro fu la più famosa. Successivamente altri avventurieri opportunisti provarono a sfruttare la nuova moda ma questa durò poco: nel 1879 a Deadwood i gatti erano ormai di casa.


mercoledì 28 giugno 2017

Far West Gazette: la storia del West periodicamente in edicola!

Un caso più unico che raro, nel nostro "bel" paese: una rivista periodica esclusivamente dedicata alla storia del West! È ciò che sarà la Far West Gazette, prodotto editoriale targato Sprea che si occuperà della storia della Frontiera americana in tutte le sue sfaccettature, sulla falsariga delle riviste americane come "Wild West" e "True West".

Il primo numero di "Far West Gazette" sarà in edicola il 30 giugno e costerà 6,90 euro. La rivista è bimestrale e composta da 80 pagine di articoli, rubriche ed editoriali. Alcuni degli articolisti sono scrittori molto noti nel campo western italiano: Luca Barbieri, Domenico Rizzi, Omar Vicari, Renato Panizza (esperto di Guerra Civile americana). Anche il sottoscritto sarà presente con alcuni articoli sul West bianco. Tutti facciamo parte del forum e della comunità di farwest.it con la quale infatti "Far West Gazette" collabora.

venerdì 23 giugno 2017

Stefano Jacurti sul Texone 32!

Le galoppate dell'amico Stefano Jacurti non si fermano al cinema o ai libri ma adesso lo scrittore e regista romano può vantare un'altra tacca sul calcio della sua fedele pistola: niente di meno che la presenza in una storia dell'inossidabile re del fumetto italiano, Tex Willer! È così che avremo quindi occasione di vedere Stefano far parte della nutrita manica di nemici del ranger: il disegnatore Stefano Andreucci ha avuto l'idea di inserire nel Texone "Il magnifico fuorilegge" scritto da Mauro Boselli e in edicola a partire dal 21 giugno, uno dei personaggi di Jacurti portati sul grande schermo nell'ultimo dei suoi film western, Se il mondo intorno crepa. Black Burt, il protagonista del film, è un fuorilegge e un assassino in vena di recitare poesie prima di uccidere, ma nel Texone si trasforma in un crudele bandito chiamato Verdugo, che darà filo da torcere a un giovane Tex in una storia ambientata nel passato, quando lo stesso (futuro) ranger era un ricercato dalla legge! Andreucci ha dunque preso spunto da Stefano/Black Burt dal punto di vista estetico, visto che la penna di Boselli ha scritto un personaggio ben diverso da quello del film.
Comunque sia, è sempre un piacere vedere Stefano, anche se in questo caso dal punto di vista fumettistico! Una grande soddisfazione per il nostro amico che sicuramente, oltre a Clint Eastwood, ha sempre desiderato... essere ucciso da Tex Willer! Chissà se sarà così anche sul Texone? Per scoprirlo, non fatevelo scappare e correte in edicola!
Buona lettura!

mercoledì 14 giugno 2017

"Quaranta frustate meno una": torna il western di Elmore Leonard [segnalazione]


È recentissimamente uscito - proprio in questi giorni - in libreria una novità assoluta per il lettore italiano: Quaranta frustate meno una (Forty Lashes Less One) di Elmore Leonard. Einaudi - che già aveva proposto, nel 2008, Tutti i racconti western - sta a poco a poco ripubblicando tutta l'opera dello scrittore americano e questo Quaranta frustate meno una è uno degli inediti nel nostro paese, tradotto oggi da Stefano Massaron e inserito nella collana Stile Libero Big. Il romanzo uscì negli Stati Uniti nel 1972 ed è anche stato opzionato da Quentin Tarantino negli anni Novanta, con la speranza di poterne fare non un film bensì una miniserie tv.

Ecco intanto la sinossi del romanzo come appare in quarta di copertina:

La prigione di Yuma è un girone infernale, in particolare se hai la pelle scura. Per la legge, l'apache chiricahua Raymond San Carlos e l'ex soldato nero Harold Jackson sono assassini, condannati a marcire in carcere, a meno che qualcuno non gli tagli anzitempo la gola. Ma anche nel peggior posto sulla faccia della Terra si presenta a volte un barlume di speranza. Cinque criminali sanguinari sono evasi da Yuma: se Harold e Raymond riusciranno a consegnarli allo sceriffo, i due, prima nemici poi complici per necessità, potrebbero conquistare uno straccio di redenzione.

Come ho più volte detto in questi anni di articoli sul blog, Einaudi è l'unica casa editrice italiana che butta sempre molto più che volentieri un occhio al caro, vecchio, intramontabile western: basti pensare che nel corso degli ultimi cinque anni sono usciti altrettanti romanzi di frontiera, tra l'altro tra i più quotati non solo della letteratura di genere ma anche di quella americana in generale.
Di Elmore Leonard dovrebbero rimanere altri otto romanzi western, di cui quattro già editi in precedenza in Italia intorno agli anni 70-80. Se è dunque vero che Einaudi ha intenzione di proporre tutto Leonard, in futuro (sperando non ci vogliano altri 10 anni per il prossimo) dovremmo vedere in libreria altri succulenti western!

lunedì 12 giugno 2017

"Sykes" è il western crepuscolare tra Peckinpah e Leone [recensione]

Uno dei miglior bedè western degli ultimi anni è senz'altro Sykes. Scritto dal prolifico Pierre Dubois e disegnato da Dimitri Armand, questa storia western di 75 pagine, uscita in Francia alla fine del 2015 e in Italia edita per la prima volta l'anno scorso dalla Gazzetta dello Sport, è una tragica cavalcata che attraversa le vite segnate dei suoi protagonisti. Sykes è un marshal con una storia di violenza alle spalle, la sua missione è vendicare l'assassinio di una donna e prendersi cura del figlioletto rimasto orfano. Aiutato da un fedele amico, O'Malley, Sykes farà il suo dovere attraversando un West tanto leggendario quanto violento.

Nei testi di Dubois ci sono la malinconia e il rimorso, l'amicizia e la vendetta, la violenza e la compassione. L'albo si spinge oltre la storia principale, traccia il tramonto del West e delle sue figure, ne fa nascere di nuove, le incrocia in un destino beffardo. L'azione non manca, ma non mancano nemmeno le emozioni di una vicenda crepuscolare e dall'alto tasso drammatico. La prefazione all'edizione italiana parla di un western tra Eastwood e Packinpah, ma io aggiungerei anche Sergio Leone e il western all'italiana in generale (tra l'altro citati esplicitamente almeno una volta, ve ne accorgerete).

La violenza splatter, il tratto nervoso ma nitido, i colori autunnali di Armand rendono la storia di una dinamicità e realismo unici. Il taglio cinematografico delle tavole (bellissima e inaspettata la tavola formata da due pagine affiancate) si adatta perfettamente al tono crepuscolare della storia e alle vicende ricche di azione, sparatorie, agguati e macabre scoperte.

Consiglio assolutamente di procurarvi e leggere avidamente questa stupenda storia di vendetta, dove i personaggi corrono verso il West morente con tutte le emozioni che sa dare una vita alla Frontiera.