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venerdì 3 giugno 2016

Considerazioni sui romanzi di Louis L'Amour

Louis L'Amour è stato e continua ad essere, senza possibilità di smentita, uno degli scrittori più venduti della storia (secondo la lista stilata da Wikipedia, sta al 21esimo posto, dietro a Stephen King). All'accuratezza nelle descrizioni ambientali e nei costumi del West e all'universalità delle storie e dei temi ha saputo unire l'anima e la persona del perfetto westerner, pubblicizzando se stesso come fosse uno dei protagonisti delle sue storie. Stetson in testa, camicia country e cravattino, L'Amour ha saputo attirare un mucchio di lettori anche grazie alla sua disponibilità e alla vita fuori da qualsiasi esagerazione, a differenza di molti altri scrittori che hanno anche venduto meno di lui.
Ma in concreto, L'Amour è davvero quel genio di scrittore come dimostrerebbero i suoi numeri, al di là del personaggio? Beh, non proprio. Come tutti gli scrittori, anche lui ha i suoi difetti. Difetti che non saltano all'occhio se magari si legge un solo romanzo oppure un paio o poco più, ma che cominciano a palesarsi quanto più ci si addentra nella lettura della sua sterminata bibliografia.
Chiariamoci subito: io sono un fan di Louis L'Amour. Posseggo tutti i settantanove romanzi della collana Oscar Western che la Mondadori gli dedicò tra il 1981 e il 1987, più altri volumi sparsi (altri della Mondadori, Longanesi, Edimar, la sua autobiografia, la guida alla sua vita e alle sue opere, il librone illustrato dedicato al suo West). Eppure per me non è quel grandissimo scrittore che molti vogliono far credere, soprattutto gli americani che hanno un vero e proprio culto.
Ma insomma, cos'ha che non va il grande Louis? Secondo me il suo difetto più grande è la ripetitività. Non c'è scampo a questo in tutti i suoi romanzi. Chi ha la fortuna di leggerli in successione (non per forza cronologica) non trova quasi mai elementi di originalità o deviazioni dalla strada già tracciata e percorsa e ripercorsa. Nei personaggi, negli snodi e nella trama, negli elementi anche più piccoli, tutto è ripetitivo e, alla lunga, sfiancante. Il protagonista è invariabilmente un ragazzo "che possiede solo i vestiti che indossa e la bravura con le armi e con i pugni"; incontra invariabilmente una ragazza di cui si innamora ma che pensa di non meritare; viene invariabilmente ferito dal cattivo (con pallottole o pugni); deve invariabilmente sopravvivere alla natura selvaggia; incontra invariabilmente qualcuno che lo aiuterà a sconfiggere il cattivo; e via, sempre invariabilmente, di questo passo. Letta una mezza dozzina dei suoi lavori si sarà in grado di prevedere quasi per filo e per segno tutta la trama dei successivi.
Nella scrittura, L'Amour traccia una linea per terra e quella sarà la distinzione tra i personaggi: da un lato i cattivi, dall'altra i buoni dai sani principi morali. Niente sfumature, niente grigio: o bianco o nero. E molti ritengono che questa sia una delle ragioni principali per cui lo scrittore vende così tanto (e all'epoca ancor di più, oggi presumo meno perchè i lettori preferiscono gli antieroi).
Anche lo stile non è che sia così effervescente o particolare. Ora io ho avuto modo di leggere solo un paio di suoi racconti in lingua originale ma non mi pare che i traduttori italiani abbiano influito più di tanto (lo stile si mantiene identico in tutte le edizioni italiane, anche con traduttori diversi), tuttavia pure qui vince la piattezza, non però in senso dispregiativo: la scrittura di L'Amour è semplice e concreta, non ha guizzi ma non ha neanche inutili abbellimenti o dimostrazioni del tipo "guarda come sono bravo a scrivere". Ma ha un pregio che per me è importantissimo: è evocativa. Ambienti e atmosfere trovano in L'Amour un interprete che te le fa vivere davvero. Per me che sono un patito ossessionato dalle ambientazioni è forse il vantaggio più grande che uno scrittore possa avere.
Nonostante tutto ciò, comunque, Louis L'Amour è diventato non un'icona ma l'icona del genere (Lo scrittore del West più letto nel mondo recitava lo strillo nelle copertine mondadoriane dei suoi romanzi). In Italia lasciamo perdere, ma in America è tuttora osannato (e venduto), ed è stato pure citato e premiato dai Presidenti.
Io non voglio mettere in discussione questa gloria o sminuire il suo inestimabile e immenso lavoro, ma ho soltanto voluto sottolineare quello che più mi è saltato all'occhio nel corso delle mie letture. Adesso ho preso l'abitudine di diluire, nel lungo/lunghissimo periodo, ciò che mi resta da leggere delle sue storie.
Comunque sia, carissimo Louis, il western e i suoi lettori ti devono davvero tanto.

3 commenti:

  1. Probabilmente ha successo proprio perché le sue storie sono prevedibili... Un po' come succede con i romanzi di vampiri innamorati o i fantasy tutti uguali. Non è un gran complimento, in effetti. Ma il suo romanzo migliore qual è?
    Il Moro

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    Risposte
    1. Ciao Moreno, secondo me il suo romanzo migliore è "Un uomo chiamato Mezzogiorno".

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    2. E' difficile dire quale sia il romanzo migliore, la questione dipende dai gusti: però quello che di certo è un capolavoro è una novelization: vale a dire Hondo, basato sulla sceneggiatura dell'omonimo film interpretato da John Wayne e diretto da John Farrow. Il film poi era basato sulla short story originale di L'Amour dal titolo The Gift of Cochise, mentre la sceneggiatura è di James Edward Grant, uno dei fidi collaboratori di Wayne, e quindi non sappiamo quanto L'Amour sia debitore allo script di Grant. Sta di fatto che il libro è avvincente e ricco di connotazioni psicologiche e ambientali nonchè di accadimenti alquanto sfumati che non sembrano farina del sacco del bravo Louis, a giudicare dalla sua produzione seguente, piuttosto ripetitiva e piatta, con personaggi monocorde. Segnaliamo che nel racconto originale il protagonista non si chiama Hondo Lane ma Ches Lane (vuoi mettere Hondo!) e che il personaggio filmografico, così come è interpretato da Wayne, è l'epitome del westerner e di converso del "Duca", ben prima di Sentieri Selvaggi, Un Dollaro d'onore e Il Pistolero. Un must da cultori dell'epopea western, da non perdere assolutamente!

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