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lunedì 19 novembre 2018

"Sangue selvaggio", racconti western-horror [recensione]

Avevo riposto grandissime aspettative su questo libro (appena uscito, l'ho segnalato qualche settimana fa) che si preannunciava una vera e propria chicca per i pochi appassionati di weird western d'Italia, ancor di più per il fatto di essere un'opera originale italiana edita da una casa editrice che fa dell'horror il suo cavallo di battaglia. Il sogno purtroppo è stato disilluso da una serie di racconti che non mantengono le promesse alimentate dalla copertina. Vediamo nel dettaglio.

L'antologia si apre con il racconto "Malongo" di Danilo Arona, una delirante storia di magia nera. Nel deserto californiano del Mojave c'è qualcuno che si diverte a giocare con una creatura maligna che appare insieme al vento Santa Ana: il problema è che non si capisce letteralmente un tubo di tutta la vicenda, che è un vero e proprio delirio in forma di parole. Un prologo totalmente inutile, salti temporali e di spazio nell'Iraq di oggi (dai, siamo seri...) senza una minima connessione logica con la vicenda principale, indiani messi a caso, qualcosa che dovrebbe essere una intersecazione tra l'universo del racconto e quello nostro di oggi... il tutto in una confusione che rende chiaro come l'autore non avesse la minima conoscenza di dove andare a parare. La fine, poi, è una secchiata di infodump davvero difficile da accettare in un racconto. Infine, per concludere la mia opinione su questo racconto davvero brutto, non c'è la minima atmosfera western (un forte, due indiani e una Colt non fanno un western) e pure di horror c'è veramente pochino. Bocciato senza riserva insomma, uno dei racconti "western" più brutti che io abbia mai letto.

Il secondo racconto è "The Grinder" di Luigi Boccia: la vendetta di un pistolero vittima di qualcosa e qualcuno più grande di lui. Bell'atmosfera dark, quella western un po' pallida ma nel complesso un racconto leggibile e soprattutto che non si perde in parti superflue. Molto buono.

Stefano Di Marino è l'autore del successivo racconto, "Bad Lands", e spicca imperioso e perentorio tra tutti gli altri. La sua storia è ricchissima di atmosfera dark e western, l'ambientazione è accurata e coinvolgente e la vicenda narrata molto più horror delle altre storie di questa raccolta. Una caccia ai banditi attraverso un deserto infestato da indiani ostili, con tantissimi richiami al film Bone Tomahawk e l'introduzione di un personaggio che probabilmente sarà serializzato. Senza ombra di dubbio il migliore racconto del libro.

"Il lascito di Stella Caduta", di Claudio Foti, parla di un incontro particolare tra un indiano poi entrato nella storia e una creatura acquatica affamata di carne umana. Anche qui, seppure il racconto sia leggibile, di western c'è poco o nulla, se non una buona dose di leggende indiane. Anche l'azione è nulla e più che una storia d'atmosfera horror è uno splatter che però si sveglia solo nell'ultimo paio di pagine. Niente di memorabile.

Il quinto racconto, "L'oro degli olandesi" di Maico Morellini, rivisita la leggenda (o la storia?) della miniera perduta del tedesco Jacob Waltz, che è uno dei più grandi misteri della storia del West. Morellini la vede con un occhio al soprannaturale e scrive una buona, seppur un po' confusa, storia. Anche qui niente di memorabile ma la lettura è piacevole.

"Teste", di Luigi Musolino, non è un western ma è ambientato nel Far East, nello stato di New York per la precisione. La quest di un professore alla ricerca di un suo allievo in una cittadina sperduta e maledetta dalla leggenda indiana delle teste volanti. Bel racconto, con echi lovecraftiani, ma non è western. Paradossalmente, tuttavia, ha più atmosfera western degli altri che vorrebbero esserlo.

Il penultimo racconto è "Uomini e bestie" di Gianfranco Staltari, certamente il secondo peggiore di questa raccolta. Una storia banalissima, con una scrittura scialba e poco coinvolgente, anche qui, guarda caso, c'è pochissimo western e quel che viene raccontato (una vicenda di lupi mannari) poteva benissimo essere ambientato in Scozia o in Australia senza cambiare di una virgola. Davvero un brutto racconto, se la gioca con quello di Arona per la palma del peggiore degli otto.

Chiude la raccolta "John Wayne" di Claudio Vergnani. Di questo autore ho sentito parlare benissimo e devo dire che non è per niente male, anzi. Il problema è che questo racconto è ambientato ai giorni nostri e, ancora una volta, di western non ha niente. Ma è originale, frizzante, la scrittura è coinvolgente. Tuttavia anche di horror ha davvero pochissimo e sebbene sia un ottimo racconto, onestamente non ne capisco la sua presenza in questa raccolta.

Cosa dire in conclusione? Su otto racconti due sono pessimi, uno non c'entra niente con il genere, cinque si assestano tra il mediocre e il molto buono e di ottimo c'è solo quello di Di Marino. Devo dire in tutta onestà che, se non fosse per quest'ultimo, non consiglierei questa raccolta. Mi ha dato l'impressione di qualcosa di un po' raffazzonato, con autori chiaramente non abituati al western e nemmeno con tanta voglia di creare qualcosa di aderente al genere, e per giunta con racconti che in alcuni casi nemmeno di horror hanno chissà cosa. Il western, purtroppo per coloro che hanno scritto questi racconti, non è soltanto una Colt, un saloon e un po' di polvere.
Una delle due cose che si salva di questo libro è la splendida copertina di Giorgio Finamore, che però purtroppo rimane soltanto il richiamo per un libro che non ne mantiene le promesse.

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