sponsor

sponsor

martedì 5 aprile 2016

"Jane Got a Gun": Natalie Portman si prende il western

Finalmente Jane Got a Gun vede la luce ed è una fortuna per gli amanti del western. Dopo tre anni di lavorazione turbolenta, tra problemi con la produzione e cambi di regista (in originale doveva esserci Lynne Ramsey a dirigerlo) e di cast (nei panni di Bishop dovevano esserci, nell’ordine, Jude Law, Bradley Cooper e Joel Edgerton ma poi a quest’ultimo è stato assegnato il ruolo di Dan dopo che Michael Fassbender aveva abbandonato il progetto), tutti quelli che ne avevano seguito le vicende possono ammirare la bella Natalie Portman nei panni western di un’eroina tanto cara al genere. Effettivamente nel corso degli anni l’uscita delle poche foto dai set mi aveva lasciato una certa scimmia ed ero davvero curioso di vedere la Portman in un western. Beh, devo dire di non esserne stato affatto deluso. Ecco perché.

Tutto comincia proprio da lei, dalla bravissima Natalie Portman – qui al suo primo western, anche come produttrice – nei panni di Jane Hammond, una cazzutissima madre-et-moglie dal passato tormentato e non facile i cui guai del marito ex fuorilegge Bill Hammond (Noah Emmerich), che torna a casa impallinato dai suoi ex soci, le capitano tra capo e collo. Impugnando una Walker che pesa più di lei, maneggiando un Henry con abilità provetta e cavalcando altrettanto bene, viene aiutata da un grande Joel Edgerton – anche lui al suo primo western, se escludiamo Ned Kelly – un ex soldato mezzo ubriacone di nome Dan Frost che torna a impugnare revolver e fucile per aiutare l’ex amata (questo film sembra tutto un giro di ex). A dare filo da torcere ai tre ecco Ewan McGregor (idem come per gli altri, al suo primo western se escludiamo l’apparizione di due-secondi-due in Un milione di modi per morire nel West), irriconoscibile con i baffoni e la mosca, nei panni di John Bishop, un “cacciatore” di prostitute e un magnaccia che insegue Jane e Bill per regolare alcuni conti. Ma questa è solo una parte della vicenda, perché gran parte del film è incentrato sul passato di Jane, sulla sua storia prima con Dan e poi con Bill, che a poco a poco spiega il perché di certi comportamenti. Dan è quasi costretto ad aiutare Jane, pur se questo gli costa in termini di sentimenti; l’interpretazione di Edgerton è maiuscola, più di quella di McGregor che nonostante sia l’antagonista rimane un po’ in ombra. La Portman riesce a calarsi perfettamente nella parte della donna di Frontiera che sfasa completamente quando le toccano la figlia e diventa implacabile quando messa alle strette (bellissima la scena "Where is my child?"). Emmerich, poi, rimane quasi tutto il tempo a letto ferito eppure una delle scene più belle è la sua, in stile giustiziere.


Gavin O’Connor dirige così un western venato da una storia d’amore. Il punto principale, però, è che quest’ultima non è una di quelle melense vicende tutte pentimenti, zerbinamenti e quant’altro ma un sottile e intricato rapporto tra i protagonisti che è lo scheletro su cui gli sceneggiatori hanno costruito l’intero film. Ne viene fuori un’opera fedele al western, solida anche se un po’ lenta, in cui il regista mette tutto quello che c’è da mettere per tirare su un western canonico, con tutti gli elementi al posto giusto e uno stile adattato di conseguenza.
La sceneggiatura soffre di lungaggini e in qualche punto risulta forse confusa per via dei numerosi flashback ma mette su carta una storia che suscita interesse e che dalla seconda parte in poi comincia a ingranare per poi sfociare nel finale pirotecnico (in tutti i sensi).
Non mi intendo molto di regia ma credo che O’Connor abbia fatto un lavoro di adattamento al western, con molte inquadrature classiche (e alcuni rimandi/citazioni) e nessun colpo di coda, anche se alcune delle scene di sparatorie sembrano confuse. Da sottolineare la bellissima e lunga scena all’interno della fattoria di Jane dopo l’assalto degli uomini di Bishop, con il fuoco all’esterno e i bagliori che si riverberano dentro attraverso i numerosi fori di proiettile sulle pareti: un lavoro di luci certosino e decisamente d’atmosfera.


In questo film c’è quindi la mezza novità della donna pistolera che impugna le armi per vendetta ma per il resto è tutto sui canoni, con la banda di fuorilegge e il pistolero formato dagli anni di guerra. Il tutto funziona, secondo me, a meraviglia. Ed è meglio così che il voler cercare a tutti i costi di “fare un western” originale inserendo cose senza testa né coda con il presunto scopo di svecchiare il genere.
C’è anche da dire che Jane Got a Gun funziona in gran parte anche grazie al fantastico – e dico davvero fantastico – lavoro di scenografia e costumi: una ricostruzione meticolosissima degli arredi, gli oggetti, le armi, i vestiti, le costruzioni che quando sono fatte bene come in questo caso impreziosiscono il film in maniera importante. La scelta delle armi è poi azzeccata, gli scenografi hanno scelto pistole e fucili poco visti come la Colt Walker, il fucile Henry e un’Army convertita oltre ovviamente ai classici revolver Colt Peacemaker. Guardate anche la ricostruzione del villaggio di Lullaby, la cura dei dettagli all’interno dell’emporio oppure le “street scenes” quando Jane entra in paese. Davvero un lavoro con i fiocchi!
E ad accompagnare tutto ciò c’è anche la fotografia di Mandy Walker tutta virata sui toni del rosso e del marrone (per notare ciò provate a confrontare Jane Got a Gun con Diablo: la differenza è netta), che inquadra i selvaggissimi e polverosi scenari del New Mexico dando una certa profondità alle scene in esterni, anche se purtroppo il paesaggio non viene utilizzato molto.

Che dire, dunque, di Jane Got a Gun? Io credo che sia un buonissimo western, che non dovrebbe deludere le aspettative degli appassionati. Di sicuro è una ventata non dico di originalità (diciamocelo chiaramente: dopo cento anni di film western, chi riuscirebbe a tirare fuori qualcosa di originale?) ma almeno di freschezza. Magari la storia potrebbe pure non piacere, potrebbe risultare noiosa o banale o già vista o tutto quello che vi pare (ma non lo è, a mio parere); ma vederne la messa in scena così curata, così ben diretta e fotografata, coi pezzi al posto giusto, con il rispetto e l’amore per il genere che traspare (anche dalla Portman che, oltre ad essere uno dei produttori, è visibilmente calata nella parte e per giunta, se non ricordo male, ha insistito parecchio perché questo film vedesse la luce) è già un traguardo. Quindi sì, guardate Jane Got a Gun!





6 commenti:

  1. Cavolo, lo guardo davvero volentieri. Il più è riuscire a trovarlo, credo dovrò aspettare la versione dvd francese/inglese. La tua è una delle recensioni più positive che ho letto del film, da molti stroncato. L'osservazione sulle sparatorie un po' confuse e sulla sceneggiatura le avevo già sentite, del tutto nuove (e preziose) le informazioni riguardanti le armi e il set.

    RispondiElimina
  2. Grande Manuel, ciao! Ti ringrazio per il commento. A me è piaciuto molto, ma c'è anche da dire che quando ci sono volti nuovi a rifare il genere parto sempre entusiasta. Questo alla fine si è rivelato un buon western e ha davvero un occhio per l'autenticità davvero ammirevole. Non so quanto ti possa influenzare il mio parere ma personalmente te lo consiglio.
    Ciao e a presto,
    Mario

    RispondiElimina
  3. La cura dei dettagli è tra le cose che più mi attizzano dei film western... armi, abbigliamento, materiale di selleria, gente che sta a cavallo a modo e non a cavolo come spesso accade.
    Lo guarderò volentieri. Certo ci fosse un buon doppiaggio in italiano...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Gianni! Per quanto riguarda i cavalli non ho le competenze per giudicare ma per il resto credo davvero sia stato fatto un gran bel lavoro da parte di costumisti, maestri d'armi, scenografi e addetti alla fotografia. Mi piacerebbe avere dei feedback a questo riguardo quindi se lo guardi dimmi se ho visto bene oppure no.
      Purtroppo il film doppiato al momento non c'è, ma non è escluso che in futuro lo vedremo da noi in homevideo (in tal caso l'acquisto per me è sicuro).
      A presto,
      Mario

      Elimina
  4. Grazie della dritta e della bella recensione: da tempo attendevo l'uscita di questo film e i continui rimandi e ritardi mi facevano temere il peggio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Lucius, sempre un piacere leggerti! Per fortuna nel caso di questo film i ritardi e la produzione rocambolesca non hanno influito negativamente e invece è venuto fuori un western semplice, ben fatto e con tutte le sue cose al posto giusto. Inoltre, come ho sottolineato, tutti i personaggi sono nuovi nel genere dando così una ventata di novità.

      Elimina