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martedì 24 giugno 2014

"Il buono, il brutto e il figlio del cattivo" di Nelson Martinico - recensione

È sempre un piacere per me - che pure mi diletto, nel mio piccolo, alla scrittura di storie western - vedere che un italiano (per giunta siciliano, seconda affinità col sottoscritto) ha sfornato un gioiellino western come Il buono, il brutto e il figlio del cattivo.
Nelson Martinico (pseudonimo di Giuseppe Elio Ligotti) è uno scrittore-poeta che, tra le altre cose, ha svolto anche il mestiere di stuntman in alcuni spaghetti-western degli anni Settanta. Onorando la sua passione per i film di Sergio Leone, ha buttato giù questo piccolo romanzo, in cui i personaggi degli spaghetti più famosi di sempre si reincontrano e si mescolano insieme ad altri protagonisti della Frontiera (di celluloide e reale), all'interno di una storia ben ritmata.
Picaresco, folle, ironico, questo romanzo rinverdisce i fasti di un'epoca - quella cinematografica - importantissima nella cultura italiana, un'epoca in cui gli americani ci stavano dietro tentando poi successivamente di copiarci. Martinico ridà vita a Tuco, Joe, Sentenza, ma anche a tanti altri personaggi come Armonica, Jill, Buffalo Bill, Doc Holliday, Wyatt Earp, Mark Twain... intreccia la storia principale con i ricordi di altre già viste sullo schermo (Per un pugno di dollari, C'era una volta il West...) in un continuo andare e venire di citazioni e battute.
In questa storia Tuco esce di prigione con l'obiettivo di recuperare la sua parte di bottino e rendere pan per focaccia Joe il Biondo, quando quest'ultimo lo lasciò appeso a un albero giocandogli un brutto scherzo... Riprendendo, vent'anni dopo, le fila de Il buono, il brutto, il cattivo, Martinico fa incontrare Tuco (il Brutto) e Joe (il Buono) con il figlio di Sentenza (il Cattivo), un predicatore folle, bigotto e ossessionato, che impreca come un pagano e che è in cerca del Biondo per misurarsi con lui e vedere così chi è il pistolero più veloce del West. Esplodono quindi sparatorie, inganni, incontri e reincontri e battute fulminanti, con cui l'autore riprende la celebre e quasi mai nascosta ironia dei film di Leone, e del Buono, il brutto, il cattivo in particolare. Ne viene fuori un romanzo godibilissimo, veloce, schioppettante, spiritoso, proprio come un film di Leone, dove la Frontiera e i suoi eroi vengono messi alla berlina e i ricordi dissepolti e lasciati volare via a reinventare una nuova storia con i vecchi personaggi.

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