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venerdì 20 novembre 2015

"Gila" di T.C. Lewellen [recensione di Tiziano Agnelli]

Tiziano Agnelli è stato il curatore delle collane western degli anni Ottanta pubblicate da La Frontiera Edizioni-Bologna e collaboratore (poi curatore) delle bellissime edizioni di storia del West per la Mursia, che negli anni Novanta pubblicò molti dei lavori più importanti della storiografia americana sul West.

Recensione di Tiziano Agnelli

Dopo sette lunghi anni di sofferta attesa, l'uomo che un tempo era conosciuto come Jeffery Singleton, torna nella squallida boom-town mineraria di Bedrock in cerca di vendetta contro chi anni prima l'ha irreparabilmente distrutto nel corpo e nello spirito. In quei sette anni era nata la leggenda del sinistro pistolero chiamato Gila il cui volto, devastato dalle cicatrici, lo faceva somigliare ai grossi e letali lucertoloni del deserto di Gila.
C'era stato un tempo in cui Jeffery Singleton,  giovane rampollo di una ricca famiglia di Boston, aveva coltivato il sogno di un ranch nell'ovest dove  mettere radici con la fidanzata Lorraine, un'orfana strappata agli angiporti della città. Ma il tragico incontro con quattro facinorosi, al corrente che nel suo appezzamento si celava una ricca vena d'argento, era sfociato in un dramma d'inaudita violenza.
Per sette interminabili anni aveva perfezionato la tecnica di estrarre la Colt il più rapidamente possibile, per poter sparare in così rapida sequenza da consentirgli di uccidere i quattro tutti assieme. Ormai per Gila il tempo dell'attesa era finito.
L'azione temporale del romanzo si dipana e giunge a compimento in soli quattro giorni, anche se densi di ineluttabili accadimenti che cambieranno per sempre le vite dei protagonisti.
Dico protagonisti perché se è vero che Gila è il character principale, va sottolineato come l'autore abbia saputo sbalzare a tutto tondo anche i comprimari, creando, con sapiente scavo psicologico, un microcosmo di personaggi realistici e vibranti, conferendo a ciascuno dignità propria e strappandoli di peso alla pletora di figure sfocate e unidimensionali che di solito agiscono sullo sfondo di certi romanzi di genere. Dallo sceriffo duro ma onesto al predicatore folle, dal ragazzo traumatizzato sin dall'infanzia a Thompson, il padrone della miniera e capo indiscusso del gruppo di linciatori, alla moglie di lui, ex-prostituta, che in qualche modo si troverà legata indissolubilmente al pistolero, sono descritti tutti con efficaci tocchi di crudo realismo in un affresco d'insolita potenza espressiva, raramente riscontrata in un western, soprattutto in quelli degli anni '60, caratterizzati dall'ascesa di Louis L'Amour al pantheon degli autori di genere.
L'arrivo di Gila a Bedrock, scoperchiando il classico vaso di Pandora, dà la stura a una serie di azioni e reazioni concitate e incontrollabili in un crescendo di folle violenza,  preludio al dirompente showdown finale, che per la misura del tratto e dei toni esula dagli schemi codificati del western di maniera.
Presenza incombente in tutta la vicenda è la pioggia, di volta in volta fine acquerugiola o violento acquazzone, quasi a sottolineare la volontà del cielo di lavar via a viva forza le miserie di un'umanità brulicante, preda delle passioni più estreme.
Non c'è redenzione né perdono alcuno per i protagonisti del romanzo, dei losers che concludono la loro umana parabola sullo sfondo di un West crudo e spietato che tutto annichilisce. Logica conseguenza è che, alla fine, la pietà del lettore sia riservata  a tutti indistintamente. Va ricordato, a onor del vero, che è anche grazie alla puntuale ed efficace traduzione della grande Ninì Boraschi, di casa in questa collana, se si riesce ad apprezzare in pieno tutte le sfumature di una storia che si colloca davvero fuori dai canoni.

Ricerche in rete sull'autore ci dicono che, nato nel 1940, si è laureato alla Alaska Methodist University, è stato professore di antropologia all'università di Richmond in Virginia e ha scritto quattro pubblicazioni accademiche sull'argomento di cui una, Political Anthropology: an Introduction, è stata tradotta in Italia da Il Mulino di Bologna nel 1995, con il titolo di Antropologia Politica. L'unico altro romanzo, purtroppo inedito in Italia, è The Billikin Courier, un thriller di spionaggio edito dalla Random House nel 1968. Lewellen è morto a Grand Junction, Colorado, per un tumore al cervello nell'aprile 2006. È un peccato, perchè sarebbe stato alquanto interessante conoscere la genesi di questo one-shot nel genere western da parte di un giovane ventiquattrenne che, a giudicare dai titoli di studio conseguiti, aveva ben altri interessi da perseguire.
A mio avviso questo romanzo è davvero un piccolo gioiello misconosciuto, persino in America, se anche un famoso critico, saggista e profondo conoscitore del western americano ha confessato di non conoscerlo affatto. Dobbiamo quindi essere doppiamente grati a chi curava ai tempi la collana della Longanesi, il Dottor Mario Monti, di averlo incluso.
Un lavoro che non dovrebbe mancare nella libreria dei cultori del western.

Scheda del libro
Gila di T.C. Lewellen
Collana: I Grandi Western Longanesi N. 64 del 28 Marzo 1973
Titolo Originale: The Ruthless Gun, Fawcett 1964
Traduzione: Ninì Boraschi

3 commenti:

  1. Bellissimo. Approvo in pieno questa ospitata ad un personaggio (Agnelli) a cui tutti noi amanti del genere dobbiamo molto.

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  2. Ah. La vedo dura, ma questo bisognerebbe proprio recuperarlo, mi pare di capire.

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  3. Letto nella nuova collana del Corriere; molto bello, diverso dagli altri. Tensione fino alla fine.

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