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venerdì 25 dicembre 2015

"The Keeping Room", un western femminista

1865. La Guerra Civile sta per finire e due sorelle, insieme alla loro schiava, lavorano da sole nella loro fattoria. Quando una di esse scende in città alla ricerca di medicine, si scontra con due soldati sbandati e violenti e dovrà difendere sè stessa, la sorella e la schiava dai loro soprusi.

The Keeping Room, scritto da Julia Hart e diretto da Daniel Barber, è un western asciutto e dai tempi dilatati. Le tre protagoniste - Augusta (Brit Marling), Louise (Hailee Steinfeld) e Mad (Muna Otaru) - lavorano la terra e custodiscono la proprietà di famiglia meglio che possono, non senza contrasti. Louise non vede di buon occhio Mad, è la più ribelle e si rifiuta di lavorare nei campi. Augusta è la sorella maggiore e la leader (anche del film), gran lavoratrice e soprattutto bravissima con il fucile. Mad è la schiava nera, ma a differenza di altre non è una sottoposta ("Siamo tutte negre, adesso" dice Augusta a Louise). Si troveranno ad affrontare due soldati nordisti mezzo disertori e mezzo fuori di testa, assassini e stupratori.

Il film va a rilento per i primi tre quarti d'ora, molto attento a rievocare la vita quotidiana delle tre donne e i loro rapporti. Poi tutto si rompe per un incidente a Louise, che rimane tra la vita e la morte finchè la sorella non torna dalla città con la medicina e anche con i due soldati alle calcagna. La notte che segue sarà un incubo, perchè le ragazze dovranno affrontare i loro assedianti rinchiuse nel grande edificio che usano come dormitorio. Da quel punto in poi il film comincia ad accelerare, con momenti d'azione molto ben girati e un paio di scene di tensione, anche se forse un po' telefonate. C'è una buona quantità di sangue, che il regista non si fa scrupolo a mostrare, un body-count alto per un film del genere e una certa predisposizione alla suspense quando la protagonista se ne va in giro con quel fucile ad un solo colpo, quando i nemici dispongono di revolver o sono più di uno.


Si nota una certa cura nei dettagli (come i vecchi fucili e le vecchie pistole ad avancarica, le scenografie e i costumi, che caratterizzano molto ogni personaggio) e una regia senza virtuosismi. The Keeping Room non è certo un film d'azione o un western classico, è piuttosto un affresco femminista sulla guerra e le sue ripercussioni sulle donne. Uno dei punti focali del film secondo me è quando Augusta dice che le donne "Hanno imparato a sparare prima di andare a letto con qualcuno. Sono diventate uomini, invece che mogli". E così han dovuto fare anche loro, non solo impugnando le armi contro gli aggressori ma anche, letteralmente, per sfuggire all'arrivo imminente dell'esercito nordista.
Come giustamente scrive la recensione su Indiewire, "The Keeping Room è più intelligente di quel che appare".

Il titolo indica il grande edificio per gli schiavi dove le tre donne si rifugiano all'inizio per sfuggire ai soldati.

Curiosità: il ruolo di Brit Marling era stato inizialmente affidato a Olivia Wilde (vista in Cowboys & Aliens), che poi dovette rifiutare per contrasti col calendario di altre sue riprese. Il film è stato interamente girato in Romania.

Infine, menzione d'onore per Hailee Steinfeld, qui al suo terzo western: evidentemente alla ragazza piace il genere e spero davvero che continui su questa strada (le capacità di sicuro non le mancano).

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