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giovedì 21 gennaio 2016

"Diablo", un nuovo Eastwood sprecato

Uno pensa: "Wow! Un nuovo western col nome Eastwood stampato sopra! Dovrebbe essere una figata!". E invece? Invece Diablo delude su quasi tutta la linea.
Diretto da Lawrence Roeck e sceneggiato da Carlos De Los Rios, Diablo nelle intenzioni vorrebbe essere un western moderno con venature da thriller psicologico. In realtà è un western sterile, fiacco, lasciato a vagabondare quasi senza senso fino al finale totalmente inadeguato.
Scott Eastwood, sul quale il regista punta tutto, potrebbe anche funzionare, a patto che non lo si guardi con gli stessi occhi con cui si guardava il padre: non c'entrano quasi nulla l'uno con l'altro. Clint in una sola inquadratura riempiva lo schermo anche se inquadrato da lontano, Scott a parte scimmiottare un po' il padre in alcune espressioni (specialmente nel movimento della bocca) non ha affatto il suo stesso carisma e lascia quindi il film molto indebolito.
In questo western Scott è Jackson, un ex veterano della Guerra Civile che ora vive nel West con la moglie Alexsandra (una Camilla Belle che fa male agli occhi da quanto è bella, mannaggia a lei...). Il film si apre con una banda di messicani che rapisce la ragazza e brucia il ranch di Jackson, poi quest'ultimo comincia la caccia ai rapitori, seguendo la loro pista verso sud, dal Colorado al New Mexico.


Durante l'inseguimento per lo spettatore si schiudono alcune porte totalmente sconnesse, che verranno chiuse (spiegate) solo pochi minuti prima della fine. Non voglio svelare niente qui, quindi mi limito ad alcune descrizioni neutre. Nel corso delle sue cavalcate Jackson cade nella paranoia di un tragico evento di cui fu protagonista durante la Guerra Civile, e di conseguenza inizia a fare incontri che gli ricordano, in un modo o nell'altro, quel brutto episodio. Vediamo così sfilare un Walton Goggins nei panni di Ezra, uno sciacallo assassino a sangue freddo, che si palesa nei modi più strani; Adam Beach come un capo indiano (presumo Cheyenne o Comanche) ostile a Jackson, il cui figlio lo "adotta" mettendolo sotto la sua protezione; e Danny Glover, nel ruolo di Carver, un vecchio conoscente d'armi di Jackson durante la guerra.
In questi incontri in cui si svelano molti dei particolari della figura di Jackson ci dovrebbe essere l'essenza del film. Solo che Roeck non riesce ad infondere un minimo di vitalità a una storia che traballa ovunque. La vicenda cade in un limbo sonnolento e dal passo noioso, nonostante i meno di 90 minuti di durata, e non riesce nè a sfruttare sufficientemente le parti da thriller psicologico nè a sfruttare la figura di Scott Eastwood.


Ne viene fuori qualcosa di sospeso tra la stupenda fotografia di Dean Cundey, i meravigliosi paesaggi naturali dell'Alberta (Canada) con cui Roeck riempie a grandi manciate la pellicola e una trama sconnessa che secondo me non azzecca nè i tempi nè i modi per svelare la vera natura di Jackson e della sua storia (passato compreso), e fallisce pure gli snodi che avrebbe voluto/dovuto costruire sulla tensione e sulla suspense (capirete quando guarderete il film).
A me è sembrata un'occasione persa, non tanto per Scott Eastwood quanto perchè ne poteva venir fuori un western fatto a modo, anche con un certo fascino vista l'accuratezza dei costumi e la limpidezza assoluta della fotografia. A Eastwood non si può imputare nulla sulla recitazione, piuttosto ci sarebbe da ridire sullo script che lo mette in scena.
In conclusione, Diablo è un western che potrebbe meritare una visione, ma senza aspettative troppo alte. Il suo problema non è tanto la noia quanto la sensazione di inconcludenza che lascia allo spettatore.

1 commento:

  1. Anche le recensioni dagli Usa non mi sembravano entusiastiche. Già il trailer mi aveva convinto poco, peccato. Aspettiamo Jane Got a Gun, che uscirà settimana prossima.

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